A Parigi, Pierre Hermé inaugura Infiniment Chocolat

Tra l’Opéra e la Madeleine, la Ville Lumière accoglie un nuovo concept «a tutto cioccolato», firmato da Hermé

Pierre Hermé non è mai dove lo si attende e, quando anche lo fosse, lo è sempre con un piglio originale. Prova ne sia l’inaugurazione del suo ennesimo negozio parigino, al civico 23 del Boulevard des Capucines, tra il teatro dell’Opéra e la chiesa della Madeleine. La maison ha da sempre lavorato il cioccolato, una materia a cui Pierre si è rivolto con una particolare dedizione, memore della tradizione famigliare e dell’insegnamento ricevuto da Lenôtre. Ma innegabile è il fatto che sia la pasticceria, e i macarons soprattutto, ad essere assurta nel tempo a simbolo del marchio parigino, che ora desidera mettere in luce tutto il savoir-faire nel lavoro dell’oro bruno.

L’ispirazione del Panopticon
Il 30 aprile ha quindi aperto le porte un nuovo e singolare negozio il cuo obiettivo è quello di trasmettere questo messaggio volto a ribadire che la tavolozza dei talenti di Hermé è quantomai ricca e irriducibile ad un’unica espressione. È lo studio parigino di architetti Jouin Manku, che collabora con lui da tempo, ad aver concepito lo scrigno: «Quando Pierre spiega l’idea che ha in testa, chiude gli occhi, sceglie le parole ed esprime con grande precisione il disegno verbale del progetto, che noi traduciamo in architettura» ci spiega Patrick Jouin. Uno spazio disegnato a partire dal principio del Panopticon, in cui lo sguardo, come nell’idea originaria del filosofo britannico settecentesco Jeremy Bentham, abbraccia in un colpo d’occhio tutto il catalogo delle creazioni cioccolatesche. Al centro della stanza troneggia la vetrina a ferro di cavallo con gli astucci contenenti i cioccolatini, tutt’intorno corrono le quattro pareti in boiserie di quercia, evocanti la vegetazione equatoriale e delimitate da pannelli di rame, un riferimento al materiale principe della strumentistica cioccolatiera. Le tinte sono calde, la sensazione è di essere ammantati da una stola vellutata di cacao. L’esperienza curvilinea e prospettica trasmettono una sensazione di facilità di accesso e di comprensione immediata dell’offerta. Sul soffitto, il metallo ondulato funge da specchio deformante, la tela di lino richiama i sacchi di juta utilizzati per il trasporto del cacao e l’illuminazione, composta da sfere di vetro soffiato, rimandano alla dimensione artigianale e preziosa del cioccolato. In fondo, lo sguardo si posa su una porta recante in rilievo le iniziali di Pierre Hermé, mentre il pavimento di gres porcellanato sposa le linee curve della vetrina, sottolineandone la centralità.

Cioccolato ovunque
Il cioccolato appare ovunque, prezioso ma a portata di mano e di assaggio. I commessi all’entrata, offrendo su un vassoio una selezione di Fleur de Capucine e di novità del marchio, arguiscono i gusti della clientela e la assistono nell’acquisto con competenza e misura. Nella grande vetrina centrale figurano gli astucci che declinano la gamma dei cioccolatini, mentre le scansie lungo le pareti mostrano tavolette, creme spalmabili e snack su dei supporti appositi. Cinque crus di cacao, selezionati e preparati in collaborazione con Valrhona, danno vita ad una miriade di proposte che caratterizzano le 4 collezioni presenti (Signature, Possession, Complices e Méditation): dai PH Cubes (cubetti contenenti ganache dai sapori intensi), ai galets (il cui scioglievolissimo interno è ricoperto da uno sottile strato di cioccolato), dalle tavolette monorigine a quelle ripiene, dalle creme spalmabili ai preparati per la cioccolata calda.
L’inaugurazione è stata anche l’occasione per ribadire l’impegno qualitativo e proambiente del marchio. Tutto il cioccolato, infatti, è prodotto in Francia, senza uso di coloranti e aromi artificiali o olio di palma, gli imballaggi sono riciclabli, senza plastica e riutilizzabili, mentre il sito produttivo di Wittenheim, in Alsazia, sta allestendo un sistema di recupero di rifiuti in grado di produrre elettricità.

Infiniment Chocolat, 23 Bd des Capucines, 75002 – Parigi

Domenico Biscardi

photo credit: Adrien Dirand e Patrick Rougereau

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