Rapporto FIPE: consumi e occupazione tornano a crescere

Il 2023 è stato un buon anno per la ristorazione italiana e per quest’anno le aspettative degli imprenditori restano prudentemente positive

 
Da sinistra, Luciano Sbraga, Lino Enrico Stoppan e Roberto Calugi.
Con i recenti dati del Rapporto Ristorazione 2024 di FIPE-Confcommercio possiamo dire di aver ormai lasciato alle spalle l’emergenza pandemica e quello che ne è conseguito per il settore, con un recupero del +3,9%. Se nel 2023, un imprenditore su due ha investito nel rinnovo del parco attrezzature e nel potenziamento degli strumenti digitali, quest’anno sono previsti investimenti green e digitali pari a 4 miliardi di euro. Circa 9 ristoranti e bar su 10 hanno adottato misure concrete per il controllo dei consumi energetici e il rispetto dell’ambiente; oltre l’80% delle imprese ha introdotto uno o più strumenti digitali all’interno dei propri locali.
Lo studio, presentato a Roma alla presenza di Lino Enrico Stoppani, Roberto Calugi e Luciano Sbraga, rispettivamente presidente, direttore generale e direttore del centro studi di FIPE-Confcommercio, evidenzia anche il buon andamento della spesa delle famiglie nella ristorazione, che raggiunge soglia 92 miliardi di euro (in valore).
Ecco altri numeri. A dicembre 2023 erano 331.888 le imprese della ristorazione; in oltre diecimila hanno avviato un’attività lo scorso anno (+6,5% sul 2022). Tuttavia, il tasso di sopravvivenza delle nuove imprese supera, a cinque anni, appena il 50%. Nello specifico, il 28,9% delle imprese è gestito da donne (con una piùalta incidenza nel canale bar); le imprese guidate da giovani under 35 sono il 12,9% del totale; le attività sotto il controllo di imprenditori stranieri sono oltre 50 mila.
Il 2023 si rivela un anno positivo anche dal punto di vista occupazionale, con 1,4 milioni di addetti, in crescita del 6,4% rispetto al 2022; i contratti a tempo indeterminato crescono di oltre 11 mila unità rispetto al 2019 e ad oggi costituiscono la forma prevalente dei rapporti di lavoro nel settore della ristorazione (58,5%).
In definitiva, sebbene le sfide legate all’inflazione e all’incertezza del quadro geopolitico abbiano il loro impatto, consumi, occupazione e valore aggiunto crescono; la stessa contrazione del numero delle imprese si traduce in un rafforzamento delle competenze e un aggiornamento dei format
Mentre il settore vive la sua trasformazione, guardando all’innovazione, è necessario il “sostegno di politiche che riconoscano alla ristorazione il ruolo che ha nell’economia e nella società”, spiega Stoppani.
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