Natale senza tempo

Dolci dell’antica Roma ai tempi di Apicio e lievitati della Verona con la signoria della Scala. I Colapicchioni recuperano la ricetta del Pangiall’Oro e i Perbellini trasformano l’Offella d’Oro in Invasata.

 
Dal 1934, nel quartiere Prati a Roma, i Colapicchioni recuperano tradizioni andate perse. È il caso del Pangiall’Oro, dolce del periodo imperiale tipico della cultura culinaria capitolina, frutto del recupero di scarti, dai racconti di Angelo, terza generazione dei fornai attivi a Roma dagli anni ’20, che legge il De Coquinaria di Marco Gavio Apicio (prima fonte storica del dolce), analizza gli ingredienti e nel 1977 decide di dare nuova vita al dolce.
In origine la preparazione prevede frutta secca, miele, in qualche occasione mosto d’uva, il tutto impastato e cotto insieme al pane nei forni di terra cotta; il dolce veniva realizzato nel periodo natalizio, per poi offrirlo in dono. Il Pangiall’Oro Colapicchioni segue la ricetta del 1° secondo d.c., con l’aggiunta di nocciole laziali, pistacchio di Bronte, cioccolato fondente, mandorle siciliane e pugliesi, la pagnotta è rivestita da un involucro a base di uova, che gli conferisce la colorazione dorata da cui il nome e il brevetto nel 2002. In negozio il dolce è sempre disponibile, non solo a Natale, e si presta anche a rivisitazioni, come quella al pepe nero malesiano di Sarawak, che ha dato vita al Pan Pepato Imperiale, con papaia, ananas e zenzero.
Bonverre, in collaborazione con Premiata Offelleria Perbellini, recupera la storia del dolce veronese Offella d’Oro, nato intorno alla fine del XIX secolo, in stampo tondo e con mandorle dolci tritate in cottura poste sul fondo. Nasce l’Invasata, impasto base dell’Offella d’Oro, con lievito naturale e farina di grano tenero tipo 0, in vasocottura e aggiunta di liquore all’arancia, per richiamare l’aromaticità della ricetta originale.
Ai legami col Nadalin e il Pandoro (il primo viene creato per festeggiare il Natale di Verona ai tempi della signoria della Scala e diventa ispirazione del secondo, con aggiunta di uova, burro e zucchero all’impasto e la forma dallo stampo Vespa, sezione a otto punte a piramide tronca dell’impressionista Angelo Dall’Oca Bianca), si aggiunge il divertimento di degustare l’Invasata dal vasetto in vetro con un cucchiaino, oppure tagliata e abbinata a creme e gelati, e fatta a fette come si usava un tempo con l’Offella d’Oro.
Articolo precedentePazzi per il panettone
Articolo successivoMenz&Gasser vi aspetta a Sigep

Menù Pasticceria

ACQUISTA I LIBRI SULLO SHOP

Articoli simili