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Il pancarré
Il pancarré è
conosciuto anche come pane in cassetta, per toast, pane per tartine, pane
inglese, pane pressato. Questo tipo di pane, oggi assai diffuso, viene impiegato
per fare tramezzini, toast, tartine, torte gastronomiche, ecc. Nel passato erano
i pasticcieri a prepararlo, una delle prime esperienze degli apprendisti. Questi
pani appartengono alla così detta categoria dei “pani speciali” e oggi sono una
prerogativa dei panifici industriali che lo forniscono giornalmente già
affettato e racchiuso in sacchetti di plastica. Negli anni il sistema di
impastamento e degli ingredienti è pressoché rimasto immutato, ciò che è
cambiato è il maggiore consumo e divulgazione dell’uso del prodotto.
Ciò che caratterizza questo tipo di pane è il candore e la morbidezza della
mollica, la quale dovrà risultare di una porosità compatta e saporita, essendo
la parte che viene utilizzata, perché la crosta dovrà essere tolta per tutti gli
usi che si vorrà fare del pane.
Per ottenere ciò bisogna avvalersi di ottima farina bianca, solitamente è del
tipo “0”, ma spesso necessita di essere tagliata o sostituita totalmente dalla
“00”.
Per questo tipo di lavorazione il sale riveste un ruolo di grande importanza
perché, oltre che conferire gusto, sapidità e sapore al pane, migliora la
struttura della mollica rendendola più compatta, formando un tessuto uniforme, e
normalizza la lievitazione.
Da sempre il tipo di grasso come condimento nella grande distribuzione è
rappresentato dallo strutto suino, in carattere con questo tipo di pane. In
pasticceria è privilegiato il burro, meglio ancora se concentrato, o burro
anidro. È indispensabile una piccola parte di zucchero o destrosio o entrambi
contemporaneamente, conferiscono migliore crescita e sviluppo della pasta ed una
crosta esterna molto delicata.
Il latte in polvere magro e il latte concentrato zuccherato arricchiscono
l’impasto conferendo più sapore e morbidezza alla mollica.
Lo sciroppo di malto è un prezioso alleato per una migliore riuscita del
prodotto cotto, conferendogli un gusto tutto particolare, una migliore
lievitazione e una crosta croccante.
Volendo può essere impiegato il miglioratore, nelle grandi produzioni, per
snellire e facilitare la lavorazione. L’elemento di base lievitante è il lievito
“pressato di birra”, il quale può essere impiegato per gli impasti diretti o
facendo una biga. Altre soluzioni consistono nell’accoppiare il lievito naturale
agli impasti con il lievito pressato. In altri casi può tornare utile inglobare
parte di pasta (di riporto) di un impasto precedente.
È importante setacciare le farine e sciogliere sempre nell’acqua il lievito, il
malto, il latte in polvere, il miglioratore e gli zuccheri; il sale, a parte,
andrà sciolto accuratamente in acqua e versato nell’impasto a metà lavorazione.
Il tipo di grasso prescelto andrà aggiunto verso la fine. L’insieme di tutti gli
ingredienti sarà necessario per ottenere dei pani speciali molto apprezzati, con
il pregio di mantenersi morbidi per più giorni; è consigliabile, specie in
estate o in ambienti particolarmente caldi, conservarli in frigorifero.
Negli anni passati noi pasticcieri abbiamo fatto molto uso delle patate lessate
e ridotte in purea e del loro liquido di cottura per confezionare questi pani
speciali; oggi sempre più spesso sono richiesti pani agli spinaci e al pomodoro,
assai di moda. Naturalmente per ottenere questi pani speciali ci si avvale di
stampi metallici robusti, rettangolari, aventi le pareti alte e muniti di
chiusura a cerniera, oppure con coperchio scorrevole estraibile.
È importante che siano di ottimo metallo, la pasta andrà messa dentro, ivi fatta
lievitare e cotta. Grazie a questi stampi di cottura la pasta, così
“imprigionata”, comprime nelle pareti metalliche, si compatta, non può
fuoriuscire e ne caratterizza il risultato, il pancarrè. Questi pani mediamente
vengono cotti a 230°C.
È molto importante che una volta cotti e sformati i pani vengano adagiati sopra
griglie rivestite di panno e carta e lasciati raffreddare in ambienti puliti.
Gli stampi di cottura appena sformati devono subito essere puliti bene e
asciugati, altrimenti l’umidità e il residuo della fermentazione alcolica della
pasta intacca il metallo macchiando il pane e conferendo cattivo gusto alle
cotture successive.
Con la medesima pasta si possono confezionare dei pani mediamente da 500 g in
stampi metallici aperti, privi di coperchio (tipo plum cake), assai graditi alla
clientela dei panifici. Se si ha necessità di fare una scorta di pane, lo si può
congelare per poi utilizzarlo all’occorrenza. Di seguito sono riportati più
impasti con ingredienti diversi, ma tutti con le stesse modalità di esecuzione.
Dopo aver lavorato l’impasto scelto spegnere l’impastatrice e lasciarvi riposare
la pasta per 15-25 minuti; poi estrarla, tagliare i pezzi del peso desiderato,
quindi arrotolare i pezzi formando delle sfere, allinearle sui piani di lavoro,
coprirle con un telo e sopra il telo stendere un foglio di plastica, così
facendo non si formerà la pellicola. Attendere 10-15 minuti e, partendo dai
primi pezzi arrotolati, passarli nelle apposite macchine filonatrici (o simili);
si formeranno dei filoni bene stretti e uniformi che poi andranno adagiati
dentro le cassette metalliche preparate e ingrassate in precedenza. Tutto questo
procedimento potrebbe essere fatto manualmente, ma, oltre ad essere faticoso è
ormai superato, con le macchine il lavoro è più veloce e redditizio, inoltre
passando la pasta nelle macchine si eviterà la formazione di spiacevoli bolle
d’aria.
Successivamente le cassette saranno da lasciare per più di un’ora in camera di
lievitazione a 28°-29°C, con relativa umidità; andranno infornate quando la
pasta arriverà ad un dito dal coperchio; inizialmente cuocere a forno chiuso,
poi a 3/4 della cottura aprire la valvola in progressione.
Pancarré
1°
|
farina “0” |
kg 10 |
|
lievito di birra |
g 300 |
|
miglioratore in pasta |
g 200 |
|
malto liquido |
g 100 |
|
latte magro in polvere |
g 200 |
|
zucchero |
g 300 |
|
acqua |
l 6 |
|
sale |
g 150 |
|
strutto |
g 300 |
2°
|
farina “0” |
kg 10 |
|
lievito di birra |
g 400 |
|
zucchero |
g 330 |
|
malto liquido |
g 100 |
|
latte magro in polvere |
g 160 |
|
lievito naturale |
g 1.000 |
|
acqua |
q.b. |
|
sale |
g 180 |
|
strutto |
g 350 |
3°
|
farina “0” |
kg 10 |
|
lievito di birra |
g 300 |
|
zucchero |
g 200 |
|
destrosio |
g 100 |
|
malto in polvere |
g 100 |
|
latte magro in polvere |
g 300 |
|
lievito naturale |
g 1.000 |
|
acqua |
q.b. |
|
sale |
g 200 |
|
strutto |
g 300 |
4°
|
farina “0” e “00” |
kg 10 |
|
lievito di birra |
g 300 |
|
lievito madre |
g 1.500 |
|
latte concentrato zuccherato |
g 500 |
|
destrosio |
g 100 |
|
malto in polvere |
g 100 |
|
acqua |
q.b. |
|
sale |
g 200 |
|
strutto |
g 300 |
Alessandro Forbicini
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