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Sweet Sensations
Una mostra di Marina Calamai a Prato al Museo Pecci
per il Dolcemente Prato
4 Installazioni sonoro olfattive di cui l'ultima -
Irresistibile fettona - scultura sonoro olfattiva da
esterni installata nel giardino del museo.
Venerdì e Sabato 6/7 Marzo h.10.00- 22.00, domenica 8
marzo h. 10.00-21.00
Marina Calamai costruisce una mostra strutturata per
coinvolgere i sensi dello spettatore. Dopo aver dipinto
tele voluttuose cariche di torte, pasticcini e plum-cake
(raffigurati interi, a fette o a pezzettini), da qualche
mese l'artista mette in scena sculture-installazioni in
equilibrio tra ironia e fascino surreale, utopia e
gioco. Sempre di delizie si tratta, di dolcezze che
soddisfano la nostra intima necessità di appagamento,
gusto e desiderio. Tutte le sue opere catturano infatti
il nostro sguardo, diventano tali trappole per gli occhi
che per la loro natura arrivano a risvegliare il nostro
lato inconscio e infantile, quel lato che subisce
l'immediato incanto verso il gusto e il colore. Ma
davanti a questi nuovi lavori - realizzati con materiali
decisamente insoliti come lamiere, cappelli, resine,
stoffe. - il coinvolgimento diventa più intenso. Queste
opere, infatti, mantengono sì la loro concretezza
oggettuale ma evocano anche realtà visionarie e
fiabesche. Slegate dal mondo pratico, ne sovvertono le
regole e la logica razionale sottesa. Marina Calamai
guarda all'orizzonte del reale per distaccarsene e,
modificando la classica funzione d'uso degli oggetti,
effettua un'operazione di ri-creazione immaginaria dello
spazio. Nei suoi muffin al cioccolato giganti si può
entrare e sedersi, cosi come si può girare intorno e
intrufolarsi all'interno di un enorme e superlativo
dolce rinascimentale tutto ricotta, ciliegie e rose
rosse. E i cappelli che l'artista usa per le sue
installazioni non sono fatti di stoffa, nastri e tessuto
ma di panettoni, bavaresi e budini, così aderenti al
modello reale da sembrar autentici. Nel connubio tra
apparente realismo ed evidente finzione si cela la forza
di questi still life strabordanti di ricordi comuni,
colpevoli di produrre nello spettatore una specie di
cortocircuito tra ciò che si vede, ciò che si intuisce e
ciò che si vorrebbe vedere; questi still life, infatti,
sono simboli perfetti della strana realtà
finzionalizzata in cui oggi noi tutti ci muoviamo.
Nessun armadio ospita però questi cappelli, ma tavole
imbandite di tutto punto da cui spuntano fuori come per
incanto ("del resto", scherza l'artista, "come non
notare le affinità elettive di forma tra un panettone
servito su di un piatto e un cappello?"). L'inconsueto
nell'universo di Marina Calamai diventa quasi la norma;
e ad aumentare l'effetto straniante, i suoi nuovi lavori
(grazie a diffusori nascosti) esalano anche profumi
aromatici - che nella loro persistenza solleticano il
nostro desiderio - e al loro interno producono rumori di
voci tentatrici, di scherno e di richiamo (Che profumino
è questo qui? Ti mangio o non ti mangio? MMMM ti
mangio!!!!), così come il dolce rinascimentale, quasi ci
trovassimo in una macchina del tempo, genera squilli di
tromba, suoni conviviali di bevande versate e calici che
tintinnano, rumori delle cucine, il ritmo della frusta
che monta le uova, il setacciare dello zucchero.
Una considerazione però è d'obbligo per comprendere in
maniera più profonda il lavoro di Marina Calamai. Da
tempo ormai gli artisti a causa del proliferare delle
immagini dei prodotti (alimentari come anche, ad
esempio, di abiti) hanno imparato a mettere in pratica
strategie di sottile destabilizzazione. Il fatto che
oggi alla merce sia sostituita, di fatto, la sua
immagine spettacolarizzata (attraverso la pubblicità, i
marchi, ecc) non fa che rafforzare quel principio di
progressiva accentuazione del carattere magico rituale
che il prodotto porta con sé.
Sorprende piacevolmente, quindi, che le delizie di
Marina Calamai nel loro apparirci imponenti e prive di
qualsiasi solennità metafisica conservino un senso di
una delicata poesia delle cose che è ormai parte di noi,
della nostra esistenza, dei nostri affetti.
www.marinacalamai.it
Emma Gravagnuolo
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