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La finestra di fronte

Sarà deformazione professionale, sarà la passione per il cinema, fatto sta che mi ritrovo sempre tra gli ultimi ad uscire da una sala cinematografica. La curiosità mi tiene ancorata alla poltrona fino all'ultima riga dei titoli di coda. Per scoprire, alle volte, dettagli o informazioni interessanti, come è accaduto per la "Finestra di fronte", l'ultimo film del regista turco, Ferzan Ozpetek.
I magnifici e invitanti dolci che sono il leit-motiv della pellicola assumono - solo a fine proiezione - una loro precisa connotazione: sono stati realizzati dalla pasticceria Andreotti di Roma. Annoto il nome con l'intenzione di contattare il proprietario e di rubargli qualche minuto del suo tempo per una veloce intervista telefonica. Marco Andreotti si rivela da subito disponibile ed entusiasta, e l'iniziale chiacchierata diventa, col tempo, uno scambio di e-mail che hanno portato alla stesura di questo articolo con l'intento di vedere il film da un punto di vista decisamente anomalo e particolare: quello del pasticciere al lavoro sul set cinematografico.


Partiamo da una domanda strettamente personale: Marco Andreotti pasticciere, come si definisce?
Non sono un vero pasticciere nel senso tradizionale del termine; sono arrivato tardi ad occuparmi dell'azienda a causa degli studi che ho effettuato in quanto, all'epoca pensavo di intraprendere un'altra strada. Per fare il pasticciere o lo chef, è necessario prima di tutto avere una lunga esperienza di laboratorio e poi una strutturazione aziendale che ti consenta di dedicare tutte le energie solo ed esclusivamente a quello. Oggi è necessario dedicare parecchie risorse, soprattutto il tempo, agli aspetti economico-finanziari ed alla relazione con la clientela; io prima mi occupo di questo e poi entro in laboratorio! Per cui non saprei come definirmi, se un "pasticciere dirigente" o un "dirigente pasticciere" dipende da quello in cui riesco meglio... ovviamente scherzo!

Come nasce la passione per la pasticceria?
Anche se, come accennavo prima, non avevo impostato la mia vita per fare questo mestiere, la pasticceria è una tradizione di famiglia: mio nonno ha iniziato questa attività nel 1931 e sin da piccolo il negozio è stato la mia seconda casa. Crescendo ho sempre aiutato i miei genitori e dopo la laurea in statistica, nel 1990, ho lavorato con loro altri due anni. Deciso a proseguire la strada intrapresa con gli studi universitari, mi sono trasferito a Milano presso una grande compagnia di assicurazioni. In quel periodo, però, mio padre non stava molto bene e l'azienda iniziava a soffrire di questa situazione. Così la decisione di ritornare a casa e a 31 anni ho iniziato ad occuparmi a tempo pieno dell'attività. La mia più grande fortuna è stata di avere una madre, Miranda, senza la quale la mia azienda non sarebbe quella che è oggi. Lei è stata ed è ancora una persona importantissima per l'azienda. Ci sono ovviamente anche dei validi collaboratori che, ogni giorno, mi aiutano e mi consentono di dedicarmi alla conduzione economico-amministrativa dell'attività.Se posso scegliere le cose da fare ho una predilezione per la realizzazione di dolci particolari, specie con decorazioni a pennello od aerografo e per la gelateria.

Passando al film, puoi dirci come è nata la collaborazione con Ozpetek e chi ti ha contattato?
La scorsa estate mi ha chiamato Massimiliano Nocente, l'arredatore del film, che aveva avuto il mio numero di telefono da una sua collega per la quale, diversi anni fa, avevo realizzato delle torte per un spot pubblicitario.

Inizialmente fu molto vago nel descrivermi il lavoro che avrei dovuto fare; mi accennò solo ad un regista turco e al suo nuovo film, senza sapere che conoscevo personalmente Ozpetek e che lo stesso mi aveva parlato di questa sceneggiatura subito dopo l'uscita del suo film "Le fate ignoranti" (dove, peraltro, cita il mio locale in un dialogo). Una pura coincidenza che mi ha permesso di far parte di questa avventura.

Cosa ti è stato chiesto di fare esattamente?
Di occuparmi in modo completo di tutto ciò che concerneva il mestiere di pasticciere nel film: dalla realizzazione dei prodotti alla consulenza di scena per tutte le occasioni in cui apparivano o si parlava di prodotti dolciari. Ma soprattutto di ideare e realizzare le torte della scena clou del film.

Ho letto che Ozpetek ama cucinare, passare il fine settimana in casa con gli amici, fra i fornelli e partite a carte e che per le riprese del film, oltre ai dolci appositamente studiati da copione, molti erano quelli presenti solo per il piacere della troupe e degli attori. È vero?
Sì. Sul set c'era una grande e "voluta" confusione fra le torte della finzione, che servivano alla protagonista Giovanna Mezzogiorno, e quelle della realtà divorate nelle pause di lavorazione. Ma i dolci di scena nessuno osava toccarli!

I diversi dolci che vediamo nel film sono stati una tua scelta o avevi precise indicazioni? E con quale criterio hai operato?
La scelta delle torte non era di mia competenza: io ho solo reinterpretato e realizzato i dolci su richieste - più o meno precise - di regista, produttori, scenografo e
arredatore. E ci tengo a precisare che senza l'aiuto di Massimiliano Aloisi - il responsabile del mio laboratorio, che da diversi anni lavora per noi - non sarei stato in grado di realizzare tutte le torte da solo. Oltre alla realizzazione è stata importante anche la pianificazione del lavoro.

Il pasticciere del film era ebreo: ha influito sulla scelta dei dolci?
No, anche se nella scena che si svolge a casa dell'anziano Davide - interpretato dallo straordinario e compianto Massimo Girotti - c'erano due o tre dolci tipici della Comunità Ebraica di Roma.

Massimo Girotti per tutto il film dispensa piccoli fondamentali trucchi per la preparazione di dolci sublimi, ad esempio: l'acqua da usare per la realizzazione dei dolci deve essere limpida, inodore, senza sapore e completamente alcalina. Questi suggerimenti sono frutto della tua esperienza?
Ferzan teneva molto a queste parti della sceneggiatura e mi interpellava continuamente per vedere che tutto fosse coerente e preciso. Alcune cose sono state aggiustate e modificate per renderle "professionali", ma nella sostanza sono state tutte idee degli sceneggiatori.

Per alcune scene, Giovanna Mezzogiorno e Massimo Girotti hanno avuto te come mentore?
Certamente. Quando Giovanna prepara la pasta frolla ed il pan di Spagna, per esempio, ero al suo fianco, così come quando Girotti le insegna a preparare la torta con i kumquat. Tutte le scene che avevano a che fare con preparazioni dolciarie mi vedevano presente sul set.

Nell'aprile 2003 è stato pubblicato il libro omonimo del film: di chi è l'idea? E perché?

L'idea del libro è stata della vulcanica Tilde Corsi, co-produttrice del film e personaggio straordinario. Il suo entusiasmo e la sua creatività sono stati il motore propulsivo di questa es
perienza. Il perché è legato al successo del film, che con lo stesso team de "Le Fati Ignoranti" - il regista Ozpetek, lo sceneggiatore Gianni Romoli e la produttrice Corsi - è riuscito ad ottenere buone critiche, ottimi incassi, premi e pubblico partecipe. Il libro è quindi un documento su come è stato realizzato, come è nata la prima idea, fino a come è stata girata l'ultima inquadratura del film. Così come è scritto nella prefazione, il libro: "Non è un saggio critico né una semplice sceneggiatura stampata: è il film che si fa libro, l'immagine che ritorna ad essere parola, il primo soggetto e la sceneggiatura usati sul set, i dialoghi definitivi, le scene tagliate. Le immagini inedite di Giovanna Mezzogiorno, Raul Bova, Massimo Girotti, Filippo Nigro".

In appendice al libro ci sono delle bellissime illustrazioni - bozzetti e acquerelli - dei dolci preparati dai protagonisti. Chi le ha realizzate?
I disegni originali sono di Massimiliano Nocente, arredatore del film e collaboratore dello scenografo Andrea Crisanti.

Come hai vissuto questa esperienza e cosa ti ha lasciato?
La sera della diretta televisiva dei David di Donatello - ero letteralmente "attaccato" allo schermo, quasi come se parte del film fosse stata u
na mia creatura. Sono stato felicissimo per la vittoria - mi sono sentito partecipe, e anche in parte protagonista, di quel successo straordinario che il film ha avuto sia da parte della critica che del pubblico. Sul set, poi, ho conosciuto persone squisite e porterò sempre con me il ricordo del breve, ma intenso, rapporto con un'icona del cinema italiano: Massimo Girotti.
Giovanna Mezzogiorno è una donna splendida, bravissima e molto dolce e sono certo che la sua carriera sarà piena di successi. Oltre che un piacere è stato per me un onore lavorare con tutta la troupe.

La passione che nel film anima Girotti-pasticciere è la stessa che
accompagna te, nel tuo lavoro?

La passione è, per me, il "la" di ogni cosa, ciò che mi catapulta, ogni volta, in un nuovo progetto, che mi spinge alla ricerca della perfezione e senza la quale ogni cosa risulta incompleta.

Abbandoniamo il set cinematografico e torniamo nuovamente a te: qual è l'aspetto più bello del tuo lavoro?
Il contatto con le persone, che con il loro giudizio - sia positivo che negativo - ti aiutano a crescere e a fare meglio.

Qual è il tuo dolce preferito?
Non saprei scegliere tra la torta di frutta, il millefoglie, la zuppa inglese e la Sacher. Ma adoro anche i dolci tipici e tradizionali come il ciambellone, la pastiera, il castagnaccio, il pan dell'orso, la pasticceria con le mandorle ed i pistacchi della Sicilia...

Progetti per il futuro?
Cercare, per prima cosa, di mantenere gli standard raggiunti (che oggi come oggi è già un bel successo), e poi, ovviamente, di migliorarli!E poi perché no? Qualche altra collaborazione nel cinema, non mi dispiacerebbe affatto, proprio come lo abbiamo fatto di recente, sempre con Nocente, per il film "Vaniglia e cioccolato" preparando la torta nuziale all'inizio del film.

Monica Onnis

La finestra di fronte
"La finestra di fronte", vincitore di 5 premi David di Donatello (Miglior Film, Migliore Attrice Protagonista (Giovanna Mezzogiorno), Migliore Attore Protagonista (Massimo Girotti), Migliore Musicista, Premio David Scuola), nasce da un incontro casuale di circa 15 anni fa quando, sul Lungotevere, il regista si imbatte in un anziano signore che, "scappato" di casa dopo aver litigato con la nuora, si perde. E proprio quell'incontro riaffiora alla coscienza e viene restituito al pubblico da un Massimo Girotti, grandioso nella sua ultima interpretazione. Il suo personaggio, Davide (che scopriamo essere pasticciere) appare improvvisamente nella vita di una semplice famiglia romana, rompendone tutti gli equilibri. Con la sua intensità, Girotti riesce a dare vita ad un uomo poetico e sognatore capace di scuotere gli animi, come quello sopito di Giovanna, (Mezzogiorno), giovane contabile in un'azienda che confeziona polli, sposata da otto anni con Filippo (Nigro) e con due figli a carico. Vera colonna della famiglia che ha chiuso - anche per gli atteggiamenti infantili del marito - i suoi sogni nel cassetto. Unica via di scampo alla vita di tutti i giorni è il puntuale "appuntamento" con l'uomo della "finestra di fronte" (Raul Bova), che la osserva appuntodalla sua finestra. E quando i due giovani coniugi accolgono in casa l'anziano signore trovato per la strada, privo di memoria, Giovanna si ritrova a dover accudire anche lui: compito ingrato all'inizio, ma poi sempre più gradito dalla gentilezza dell'uomo e dalla sua capacità di parlare al cuore. Grazie a lui, Giovanna incontra proprio Lorenzo, il dirimpettaio e nello sforzo comune di restituire un passato al loro anziano amico, i due giovani si confrontano su come anch'essi hanno perduto la memoria dei loro sogni e dell'amore. A far da sfondo alla storia è la Roma del Testaccio e di Via di Donna Olimpia, ma soprattutto quella del ghetto. Un incubo sommerso che affiora dalla memoria di Davide, insieme al dolore di una storia d'amore omosessuale avuta nel 1943, quando i nazisti rastrellarono gli ebrei della capitale.


Curiosità

Il titolo del film è ispirato ad una vecchia storiella turca dell'infanzia del regista: un ragazzo ogni giorno vede dall'altra parte del Bosforo case bellissime con finestre scintillanti. Ma quando finalmente raggiunge l'altra sponda si rende conto che anche quelle di casa sua, dall'altra parte, risplendono di luce.

 

 


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