Modello Chicago
The Peninsula Hotel è uno degli alberghi più
importanti della città dell’Illinois, un modello di
lusso e operatività che qui proponiamo grazie
all’executive pastry chef Jimmy MacMillan
Per
chi arriva per la prima volta a Chicago la città è
una sorpresa. Si sa, tutti ambiscono a visitare New
York, Los Angeles, San Francisco e Miami, i classici
simboli degli Stati Uniti. Chicago è sempre un po’
indietro nella lista dei desideri. Eppure, appena ci
arrivi, scopri una realtà stimolante: i grattacieli
dall’architettura futuristica che si confondono con
quelli storici, compreso il più alto della nazione,
il Sears Tower. E poi il lago – Lake Michigan – sul
quale questa metropoli si specchia, che è talmente
grande da sembrare mare. Il vento che la plasma, la
miriade di musei (da non perdere il centralissimo
Art Institute con un’emozionante collezione di
Impressionisti e non solo) e di installazioni
artistiche supercontemporanee, fra cui il Millennium
Park. Sì, Chicago è una metropoli certo più in
miniatura di New York City, ma in frizzante
dinamismo, con una storia che si legge in ogni via,
in ogni quartiere.
Cuore pulsante del commercio e del turismo è la
Michigan Avenue, nota anche quale Magnificent Mile,
sulla quale si affacciano i negozi più frequentati e
gli alberghi più rinomati. Fra questi, il più
lussuoso è il The Peninsula Chicago, facente parte
dell’omonima catena con hotel in vari continenti,
divisione del The Hongkong and Shanghai Hotels
Limited. In tutto 339 camere e suite, quattro
ristoranti, una grande sala ricevimenti, sei stanze
per meeting ed eventi, un centro benessere con
palestra e piscina che si estende negli ultimi due
piani dell’edificio, con un panorama unico.
Dal 2006 Jimmy MacMillan è l’executive
pastry chef del The Peninsula Hotel: egli
è responsabile di tutti i dessert, i prodotti
lievitati, i gelati e i pani dei ristoranti interni
– Avenues, Shanghai Terrace, Pierrot Gourmet e The
Lobby –, oltre a curare il servizio in camera, il tè
del pomeriggio, il banqueting e gli eventi speciali,
che senza sosta hanno luogo nell’albergo.
Per ogni ristorante il pasticciere ha messo a punto
una filosofia differente: in Avenues vengono
esplorate le varie declinazioni di singoli
ingredienti, usando tecniche tradizionali ed
innovative. Un esempio lampante è la Tarte Tatin con
toast fritti alla gelatina di mele e sorbetto di
mele, oppure la crème brûlé con spuma di caramello e
gelato al latticello e mango.
Per la Shanghai Terrace vengono abbinati sapori noti
della cucina asiatica con lo stile contemporaneo dei
dessert al piatto, come per il tiramisù al tè verde
con panna cotta al gelsomino e gelatina di zenzero;
torta alle patate dolci al vapore con gelato di
wasabi e cetriolo; dolce sticky rice con
litchi viola, gelato di jackfruit (grande
albero tropicale asiatico simile all'albero del
pane) e banane fritte.
I classici americani incontrano invece la Francia
per il Pierrot Gourmet, dove piccoli entremets
vengono serviti sia al tavolo che su ordinazione in
confezioni da portare via. Fra le più recenti
specialità, tartufi di cioccolato e caramello con
cuore liquido di vaniglia e liquore Chambord;
dacquoise alle noccioline americane con mousse al
cioccolato al latte e tegole con grué di cacao;
ghiacciolo citrico con bomba al limone e coriandolo
cristallizzato.
La tradizione e l’innovazione di MacMillan si
identificano infine anche nel The Lobby: il menu
disponibile tutto il giorno propone infatti classici
dolci americani: torta al cocco con gelato con
pezzetti di biscotti al cioccolato e una riduzione
al frutto della passione, oppure cheese cake con
fragole calde macerate e corteccia al cioccolato
bianco citrico.
Presso questo quarto ristorante si trova anche il
Chocolate at The Pen, una collezione di cioccolati
che viene aggiornata con costanza, spaziando
dall’Asia al mondo delle spezie.
Ogni venerdì e sabato, poi, Jimmy realizza una pièce
monumentale in cioccolato per decorare i vari tavoli
con piccole dolcezze artistiche: circa 30 miniature
per i clienti, accompagnate da degustazioni di
cioccolata calda, classica o alla lavanda, alla
cannella...
Prima
di questa prestigiosa mansione, MacMillan ha
lavorato in numerosi grandi alberghi, da
Indianapolis a Houston, sviluppando le sue
conoscenze culinarie al Four Seasons Olympic Hotel
di Seattle e in Austin. In più, il pasticciere
sovente partecipa a concorsi di rilievo
internazionale, come la Truffe d’Or in Svizzera
(dove giunse terzo) e le selezioni nazionali del
World Chocolate Masters della Callebaut, Cacao Barry
e Carma. Ha seguito corsi presso la ENSP di
Yssingeaux (Francia) e la Chocolate Academy Carma in
Svizzera, oltre a frequentare i laboratori di
Sébastien Canonne, Albert Adrià e Olivier Bajard.
Jimmy è originario di Detroit, nel Michigan, dove i
suoi genitori erano mugnai e lo iscrissero al suo
primo corso di panificazione a 9 anni. La loro etica
professionale e il loro credo nel “tutto da
realizzare da zero” lo influenzano ancora oggi. “Ciò
che sta succedendo oggi negli Usa a livello
dolciario – ci confida – penso sia straordinario:
tutti vogliono preparare prodotti genuini, aprire
negozi di alto livello e viaggiare ovunque per
scoprire come lavorano colleghi celebri”. E intanto
gli ospiti del The Peninsula Hotel sono sempre più
interessati alla qualità ed alla ricerca di
esperienze stimolanti e gusti nuovi.
Jimmy, come sei diventato pasticciere?
Ho sempre amato arte e musica, trovando nella
pasticceria l’affascinante combinazione di queste
discipline artistiche.
Qual è il primo dolce che hai assaggiato?
I miei genitori cucinavano molto e fra i primi
ricordi ci sono il cioccolato e il gelato, i
preferiti di mia madre.
Come sei arrivato a gestire l’area pasticceria di un
hotel così rinomato?
Ho focalizzato i miei obiettivi sulle migliori
realtà per le quali lavorare, note per l’alto
livello culinario. Guardavo le classifiche
pubblicate sui giornali e controllavo se vi erano
opportunità. A un certo punto, mentre mi occupavo
dell’apertura di un Conrad Hotel in Illinois, si è
liberato questo posto molto ambito, ho affrontato il
colloquio e tutto si è risolto per il meglio.
Cosa significa essere un executive pastry chef in un
luogo come questo?
Ogni giorno programmo ogni dettaglio per tutta la
squadra, così da servire i quattro ristoranti, i
catering, gli ordini speciali e le piccole dolcezze
quotidiane per gli ospiti. Tutto dipende da cosa è
necessario e da chi è disponibile a farlo!
Quanti pasticcieri lavorano con te e come sono
organizzate le cucine?
Arriviamo fino a 14 pasticcieri durante i momenti di
massimo lavoro e in più abbiamo stagisti dalle
scuole culinarie. Disponiamo di un laboratorio di
pasticceria principale e altre aree speciali per i
dessert al piatto dei vari ristoranti.
Puoi farci alcuni esempi di consumi quotidiani?
Usiamo moltissimo cioccolato e il nostro catalogo di
ingredienti è veramente vasto. Desidero che i dolci
di ogni ristorante abbiano la loro specifica
identità, unica per l’esperienza della clientela.
Non amo che tutto abbia il medesimo gusto, anche se
proviene dalla medesima cucina.
Con 339 stanze, quattro ristoranti, il tè delle 17 e
gli eventi speciali, come viene organizzata la
giornata?
Pianifico in anticipo e sovente! Inizio alle 6 e
rimango a lavorare sempre più tardi con i giorni che
passano, sino al week end quando gli eventi sono
molti di più. Abbiamo una lavagna per segnare tutti
gli impegni, le lavorazioni e gli eventi speciali in
ogni area, così come per gli ordini e le produzioni
di base, come pan di Spagna, gelato, ganache. Il mio
staff è preparato e responsabile, tutti con lo
stesso obiettivo di mantenere gli standard
qualitativi al massimo.
Come studiate i menu per i vari ristoranti e quanto
sovente li cambiate?
Li cambiamo ogni tre mesi. Lavoro a stretto contatto
con l’executive chef e gli chef de cuisine
per essere sicuri che i dessert incontrino i
concetti base della cucina. C’è un preciso processo
di controllo e di degustazione. Tutto lo staff viene
coinvolto nei test delle ricette e nel brainstorm
iniziale per decidere l’offerta. Lavorando in un
albergo ci sono molte più opportunità di giocare con
la creatività, essendoci così tanti menu da
sviluppare. L’importante è poi ascoltare tutti per
raggiungere il successo di qualsiasi dessert.
Avete anche un ristorante orientale, lo Shanghai
Terrace: come sviluppate le ricette per questo
locale?
Mio padre ha vissuto in Asia ed imparato a cucinare
con la wok, così a casa abbiamo sempre mangiato
sriracha, tofu, kecap manis,
mirin ed altri ingredienti locali. Ho studiato a
fondo la pasticceria mondiale e i vari sapori,
apprendendo molto anche dai miei colleghi del
Peninsula. Inoltre mia moglie è asiatica e cresciuta
in una famiglia di ristoratori: questo significa che
prendo molta ispirazione anche a casa!
Quali sono gli ingredienti con i quali ami lavorare?
Frutta fresca e cioccolato. Ma non ritengo che un
alimento abbia maggiore valore culinario rispetto ad
altri. Mi piace esplorare la perfezione di ogni
ingrediente.
E in merito alle attrezzature?
I miei preferiti sono i mixer, tipo Paco Jet e
Thermomix; abbiamo anche un PastoChef Carpigiani che
apprezzo, specie per le paste di frutta.
Quali sono i dessert prediletti dai vostri clienti?
Mousse al cioccolato con gelato al caramello e pezzi
di cocco, torta multistrato al cocco con frutta
della passione e gelato al cioccolato. Una delle
novità richieste all’Avenues sono gli spaghetti
cinesi noodles alla banana con una sfera che
racchiude mirtilli caldi e limonaria, e che si rompe
sul piatto come una spuma e sorbetto alla banana
ghiacciata.
E le tendenze che registri?
La semplicità è sempre la via migliore. L’anno
scorso lavoravamo molto con le spezie, come madras
curry, cinque spezie ed infusioni di tè vari.
Infatti il secondo libro di cucina, firmato dal The
Peninsula Hotel, s’intitola “Sapori di tè” e molte
sono le nostre idee tratte da lì. Quest’anno mi sto
focalizzando sull’esecuzione perfetta e sulle erbe
aromatiche fresche quale tocco finale: melissa,
stevia, citronella e fiori commestibili.
Cosa conosci della pasticceria italiana?
Non sono mai stato in Italia, ma ho avuto molti
contatti con pasticcieri e cuochi italiani durante i
miei numerosi viaggi e ho seguito dimostrazioni con
PreGel e Carpigiani.
Con quali ingredienti tricolore lavori?
Importiamo direttamente dall’Italia ricotta,
mascarpone e pinoli. Apprezzo dolci cremosi come il
bonet e biscotti come gli amaretti. Prima o poi
dovrò visitare l’Italia!
Quali sono i tuoi programmi futuri?
Punto a proseguire nei viaggi e nelle gare di
pasticceria, per prima la National Baking and Pastry
Team Championship di settembre ad Atlantic City,
durante il Sigep USA. Voglio e devo raffinare le mie
tecniche, continuando ad apprendere da sempre più
colleghi.
Una previsione per il futuro del settore?
Nei prossimi 20-30 anni credo che vedremo grandi
progressi nella pasticceria. Il settore è in forte
crescita e la tecnologia permette sempre migliori
risultati. Negli Stati Uniti le cioccolaterie e le
pasticcerie stanno diventano comuni come i panifici.
Quali consigli daresti ad un giovane pasticciere
italiano che volesse lavorare all’estero?
Di mangiare qualsiasi cosa in ogni luogo visitato.
Identificare i migliori pasticcieri nelle città in
cui ci si trova a viaggiare, ordinando tutte le
proposte della carta. Di collezionare menu e testare
nuove ricette, facendo attenzione a capire ed
assimilare le basi. Di telefonare ai professionisti
con i quali si desidera lavorare, facendo loro
sapere che si è disponibili. E di ricordarsi sempre
di focalizzare i propri obiettivi giorno dopo
giorno, migliorandoli.
Per definirsi un pasticciere completo di cosa si ha
bisogno?
Di un’apertura mentale completa, di una conoscenza
eccellente delle basi, così come delle nuove
tecnologie e tendenze.
Come ti aggiorni?
Attraverso la ricerca ed i colleghi. Studio menu e
proposte di tutto il mondo sfruttando internet.
Sperimento nuove tecniche e ingredienti. A Chicago
ci sono molti chef innovativi e quindi mi impegno a
rimanere in contatto con loro, mangiando anche
presso i loro ristoranti. E poi leggo molto le
riviste di settore.
Livia Chiriotti
Si ringrazia Paris Gourmet per la collaborazione
L’articolo, con intervista all’executive
pastry chef Jimmy MacMillan del The Peninsula Hotel
Chicago, a cura di Livia Chiriotti, è pubblicato su
“Pasticceria
Internazionale” n. 213, pag.
140.