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Gabriel Paillasson
una vita al servizio della pasticceria
Fondatore
della Coupe du Monde de la Pâtisserie nel 1989, ma anche del Salon des Métiers
de Bouche di Lione, ama condividere e trasmettere valori professionali e umani
In 30 anni "Pasticceria Internazionale" ha incontrato molti personaggi che si
sono distinti per le loro capacità, abilità, maestria nel lavoro, competenza,
talento, estro e savoir faire. Tra tanti, ve n'é uno che, distintosi nell'80
vincendo a Torino la 1ª edizione della Coppa Italiana della pasticceria e
confetteria, si è subito distinto come esempio di passione e forte dedizione per
la categoria. Negli anni abbiamo scritto di lui nel modo in cui ha sempre amato
definirsi, "l'eterno apprendista", perché nella vita non si
finisce
mai d'imparare. Stiamo parlando del Mof Gabriel Paillasson, fondatore della
Coupe du Monde di Lione - l'evento più importante del settore a livello
mondiale, - profondo conoscitore del mondo della pasticceria, insignito nel 2006
dell'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine della Legione d'Onore, uno dei
maggiori riconoscimenti francesi.
Quest'artista dal grande cuore, ama condividere e trasmettere valori
professionali e umani, trovando un particolare significato nella competizione;
perché al di là dei risultati, per lui è una formidabile occasione di scambio,
di apprendimento, di sperimentare e donare il meglio di sé, per raggiungere la
perfezione.
Paillasson, nella sua lunga carriera ha conquistato oltre 300 riconoscimenti e
titoli a livello nazionale e internazionale; la sua poliedricità professionale
si esprime nella passione per la lavorazione dello zucchero, del cioccolato e
del ghiaccio, testimoniata dai libri che ha dedicato a questi argomenti.
Quest'anno a Sigep presenziava come presidente d'onore alla 3ª edizione della
Coppa del Mondo della Gelateria e alla selezione italiana per la Coupe du Monde
2009.
Sentiamo il parere di questo grande maestro sui concorsi e sul livello di chi si
pone in competizione.
Cosa pensa dei lavori presentati alla selezione italiana per la Coupe du Monde?
Il Club
che avete fondato nel 2000, proprio per effettuare le selezioni, sta facendo un
buon lavoro. Negli elaborati artistici in zucchero si nota la voglia di
sperimentare cose nuove e direi che sono di buon livello, nel cioccolato invece
vi è ancora molto da lavorare.
Trovare
concorrenti per il ghiaccio è difficile, ma l'unico che si è presentato, con gli
allenamenti può raggiungere buoni risultati. Naturalmente è il gusto la cosa più
importante e io non ho assaggiato gli elaborati, quindi non sono in grado di
valutare. Il bello è importante, ma il buono lo è ancora di più; l'attenzione
posta sul sapore, l'abbinamento di gusti, la qualità delle materie prime
utilizzate è fondamentale.
Il prossimo anno la Coupe du Monde festeggerà i suoi primi 20 anni: come si
celebreranno?
Fin dal suo nascere, questa competizione, con i
pasticcieri che lavorano davanti a un pubblico sistemato nelle tribune, ha
trasformato la pasticceria in spettacolo, una messa in scena degna di Hollywood.
Per il prossimo anno stiamo già pianificando vari eventi: vogliamo invitare
tutti i presidenti delle squadre che hanno partecipato alle dieci edizioni e le
squadre che hanno dato onore e prestigio al trofeo; sono previste animazioni e
naturalmente un album che raccoglierà la storia della manifestazione con
tantissime foto.
Quante nazioni possono partecipare oggi?
Alla prima competizione
c'erano 12 nazioni, poi siamo riusciti negli anni ad arrivare ad ospitarne 20,
il numero massimo che consente la logistica. Naturalmente si accede previa
selezione, ossia concorsi o campionati nazionali. Tutte le squadre sono dunque
composte da persone che si sono conquistate il diritto di rappresentare la
propria nazione.
Com'è riuscito a trovare gli sponsor e a coinvolgere sempre più realtà?
All'inizio non fu facile, creare un evento d'importanza
mondiale e coinvolgere più nazioni a gareggiare e mettersi in discussione ha
comportato molto lavoro, ma la nostra professione è evoluzione. I pasticcieri
hanno mostrato le loro capacità e la stampa accreditata ha scoperto la nostra
professione, lo studio, la preparazione e la ricerca che c'è dietro ogni
specialità, contribuendo così a far conoscere il nostro mestiere.
Cos'è più evidente in una competizione come la Coupe du Monde?
La gara è aperta a tutti i pasticcieri. Noi amiamo pensare
che
la Coupe du Monde sta alla pasticceria come la Formula 1 sta all'automobilismo.
È bello vedere lo spirito di gruppo che si crea, partecipare alla Coupe du Monde
significa anche conoscere colleghi, le loro tecniche di lavorazione e ci si
comprende anche se non si parla la stessa lingua, perché con i gesti ci si
scambia il sapere e nascono amicizie importanti basate su interessi comuni.
La Coupe du Monde ha permesso a tutta la professione di vincere una scommessa
difficile dove dolcezza, qualità, amore per il lavoro ben fatto, il senso del
bello, del gesto gratuito e la creatività sono le regole elementari.
Quali sono i vantaggi di una vittoria a Lione?
Chi vince ha il supporto dei media e diventa in brevissimo
tempo conosciuto e apprezzato non solo nella propria nazione. La notorietà è
importante nella professione. Diventare Campione del mondo della pasticceria è
una qualifica riconosciuta da tutti, dai colleghi, dai media e dalle aziende.
Com'è nata l'idea di organizzare una gara che mettesse a confronto pasticcieri
di nazioni diverse?
Ho partecipato a tanti concorsi: nell''80 venni in Italia
per la Coppa Italiana della pasticceria e confetteria, vinsi il trofeo e conobbi
Emilia Chiriotti. Lei ebbe un ruolo importante nelle mie decisioni professionali
e compresi che il confronto e la competizione erano e sono elementi
indispensabili per l'evoluzione della pasticceria.
Com'è cambiata la professione in questi 20 anni?
Dal punto di vista artistico le tecniche si sono evolute,
ma dal punto di vista della qualità della produzione ciò che era buono 20 anni
fa è buono anche ora. L'evoluzione artistica è dovuta soprattutto a nuovi
materiali che hanno permesso di sfidare di più l'equilibrio e azzardare opere
più elevate, anche il gusto è migliorato a livello qualitativo. Sul piano
internazionale i dolci sono più buoni, vi è una ricerca maggiore sulle
consistenze e sugli accostamenti.
Assistiamo ad un'evoluzione permanente del gusto.
Continua a lavorare nella sua impresa, il Palets d'Or di St Fons, vicino a
Lione?
Certamente, sono aiutato da mio figlio David, il quale ha
sviluppato l'attività e s'interessa soprattutto del settore ristorazione e
gastronomia. Diciamo che io sono il suo fornitore ufficiale di dessert!
Come imposta il lavoro?
Ho sempre cercato di fare del mio meglio, gli anziani mi
hanno dato fiducia e io ho lavorato, spero di non aver fatto errori. Ma d'altra
parte solo chi non fa nulla non sbaglia, io ho sempre cercato di dare il massimo
e fare tutto ciò che potevo.
Come si evolve la pasticceria in Francia?
Sul piano globale la pasticceria ha difficoltà,
l'evoluzione non avviene velocemente, poiché siamo molto legati alle tradizioni.
La sola cosa che non va è che si sta forzando l'evoluzione, invece bisogna
lasciare che avvenga per sua natura.
Nel mondo del lavoro cos'è cambiato?
Oggi è molto più facile creare, ma è molto più difficile
gestire un'attività di quanto non lo fosse in passato. Bisogna essere pronti a
tutte le situazioni, evolversi continuamente adattandoci alla situazione
economica e continuare a lavorare.
Non dobbiamo credere che le cose arrivino da sole, la vita è il risultato di
tutto ciò che si è fatto. L'amicizia che si crea tra colleghi rimane l'aspetto
più importante e le fiere servono anche a questo, a far incontrare gente con gli
stessi interessi.
Serve partecipare ai concorsi?
La formazione è sempre utile, perché senza non si può
sapere, e il concorso aiuta a crescere, andare più avanti, essere
lungimiranti,perfezionarsi. Non s'impara solo con i concorsi, ma questi
permettono d'incontrare persone differenti e ci si rende conto che gli uomini e
le donne di questo mestiere, anche se usano lingue diverse, possono comprendersi
e comunicare, perché se non si comprendono parlando, si capiscono per la
passione per il loro lavoro. Ho tenuto dimostrazioni in tutto il mondo senza
sapere la lingua e tutti mi capivano, e questo è il segreto: la passione e i
contatti umani sono la cosa più importante.
Cosa insegna la competizione?
A soffrire e il risultato, se lo si analizza, è comunque
positivo anche se non si vince. Vincere non vuol dire granché, vuol dire che in
quel momento si è pronti, si è raggiunta la giusta abilità, riuscendo a dominare
anche la propria emotività. Ma non vuol dire che a distanza di giorni si sia
nuovamente pronti. L'interesse è continuare a migliorare se stessi e contribuire
a far migliorare gli altri. E questo è importante ma un po' più difficile.
Quale consiglio possiamo dare a chi ci legge?
Bisogna saper ascoltare per imparare ad apprendere. Prima
di saper comandare bisogna saper imparare, rispettare le persone e chi lavora.
Cosa può aiutare la formazione dei giovani?
Occorre conoscere le basi, la cosa più importante sono le
nozioni di base, bisogna conoscere bene le materie prime che si vogliono
utilizzare. E poi è importante condividere con gli altri le nostre esperienze,
il nostro sapere e il nostro saper fare; bisogna non tenere per sé.
Che cosa ama di più: lavorare lo zucchero, il
cioccolato o preparare un dolce?
Io amo far bene un croissant nella stessa maniera con cui amo realizzare
un'opera d'arte. Sono sempre curioso di tutto.
Un consiglio per imparare al meglio?
È lavorando che s'impara. Ci sono ancora molte cose da
scoprire che non sono ancora state scoperte.
Qual è l'avvenimento più significativo della sua vita?
Non so rispondere. Quando si perde una persona cara, un
parente o un amico, questo è triste e ci condiziona, ma vi sono anche momenti
allegri, tutto fa parte della vita. Normalmente vi sono momenti buoni e altri un
po' meno, è un po' la filosofia della vita: bisogna avere dei momenti difficili
per riconoscere quelli buoni.
È ancora legato agli impegni dell'associazione sindacale?
Mi sveglio tutte le mattine e niente è cambiato.
Un desiderio ancora da realizzare?
Mi piacerebbe allestire un museo della pasticceria. Ho
raccolto molti oggetti e attrezzature, gli strumenti del nostro mestiere, ma non
ho il posto per esporre; occorrerebbe una struttura aperta al pubblico per far
conoscere la nostra arte.
Ha ancora tempo per qualche hobby?
Mi piace molto dipingere, leggere e visitare musei d'arte.
Milena Novarino
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