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Mario Bertolino
Una vita
in dolcezza
Dagli anni dell'apprendistato all'impegno sociale ed alla maturità
professionale, sempre all'insegna dei nocciolini
Nocciolini e Chivasso formano un binomio per eccellenza, un nome si identifica
nell'altro. Ma c'è un terzo nome che non può essere disgiunto: Mario Bertolino,
infaticabile ed entusiasta interprete della ricetta originaria dei nocciolini,
inventati nella seconda metà dell'Ottocento da Giovanni Podio, valorizzati e
diffusi dal genero cav. Ernesto Nazzaro e, via via, dai successori. I piccoli
dolcetti, croccanti e deliziosi, hanno attraversato oltre un secolo e mezzo
senza alcun segno di cedimento, anzi sono sempre più sulla cresta dell'onda.
Negli ultimi 73 anni la loro storia si è incontrata, fino a diventare parte
integrante e testimonianza viva e concreta, con quella del comm. Mario
Bertolino.
A 14 anni, nel 1934, il giovane Mario, dopo aver frequentato la scuola
dell'obbligo, inizia a lavorare come apprendista pasticciere proprio nella
rinomata Confetteria Nazzaro di via Torino, a Chivasso. "Non senza nostalgia -
racconta Bertolino - ricordo ancora le pareti dove facevano spicco gli attestati
e il medagliere rilucente di medaglie che hanno premiato i "Nocciolini di
Chivasso", ad iniziare dalla loro esposizione a Roma nel 1888, per passare alla
più alta onorificenza internazionale all'Esposizione di Parigi nel 1900, agli
ori a Bordeaux, Milano, Courgné, Casale, Torino, Canavese, Fiume, fino agli
ambiti riconoscimenti della Real Casa di cui Nazzaro divenne fornitore.
"Per tutelare il prodotto, Nazzaro li brevettò nel 1904: nel marchio di fabbrica
rilasciato dal Ministero del Commercio del Regno d'Italia è riportata la
denominazione del tempo "noasetti" che tuttora spicca sulle confezioni. A
suggello della nobiltà di un antico prodotto sui sacchetti rosa da 100 g e sulle
scatole da 500 g i moderni estimatori (e sono tanti!) ritrovano la stessa
immagine d'epoca disegnata a forma di 8, con la parte superiore a raggiera ed
una donna vestita in stile Liberty che poggia la mano destra sullo stemma della
casa reale e la sinistra su medaglie; i piedi sfiorano le tre lettere ENC, cioè
Ernesto Nazzaro Confettiere, ripetuta a sinistra in basso, con la citazione di
alcuni riconoscimenti. Sulla destra, la scritta Specialità Noasetti Chivasso e
la menzione di altri premi.
"Penso - riflette Bertolino - che questo mio inizio fosse un segno del destino.
Ma, al tempo, la mia prima preoccupazione era di imparare quanto più possibile".
Dopo due anni "attirato dalla fantasia creativa e dal prestigio dell'arte
dolciaria di Torino e desideroso di apprendere, il giovane si trasferisce nel
capoluogo come terzo pasticciere nella lussuosa pasticceria sotto i portici di
piazza Castello, di fronte a Palazzo Madama, di proprietà del comm. Giordano che
gestiva altre quattro negozi ed una fabbrica di cioccolato, caramelle e
confetti. Spinto dal desiderio di perfezionarsi, si iscrive ai corsi serali
presso l'Arte Bianca, sotto la guida del maestro Giuseppe Grossi. Nel 1938,
coronando un altro sogno, viene assunto da Baratti e Milano, con sede presso la
Galleria Subalpina. "Lo splendido locale era frequentato dall'élite di Torino,
lì pochi anni prima il poeta Gozzano aveva scritto la poesia "Le golose". L'ora
dell'aperitivo ed i tè pomeridiani erano un vero rito di golosità e di classe.
Non solo ebbi modo di perfezionarmi in laboratorio ma altresì al banco di
mescita, nella preparazione di aperitivi e cocktail. Al banco - continua
Bertolino - dovevamo indossare lo smoking, è stata per me una lezione di stile.
Servivo nobildonne con velette come la contessa Rivetti, ufficiali nelle loro
smaglianti uniformi, banchieri, industriali come Ceirano.
L'allora Scuola di Applicazione d'Artiglieria di via Arsenale era frequentata
anche da ufficiali stranieri che venivano spesso da Baratti e Milano, tra loro,
per un certo periodo ci fu anche Reza Pahlevi, che poi diventò lo scià di Persia.
C'erano anche ufficiali della Marina Militare. Quando la corte risiedeva a
Torino noi curavamo buffet e ricevimenti a Palazzo Madama".
Ma tutte queste alte frequentazioni non distolgono il giovane dai suoi programmi
di studio, quindi si iscrive anche ai corsi serali di stenodattilografia. Allo
scoppio della Seconda guerra mondiale presta servizio nella Marina Militare e,
dopo inenarrabili peripezie, per terra e per mare, nel novembre 1945 riesce a
tornare sano e salvo dalla propria famiglia.
Chiudiamo la pagina degli orrori e delle difficoltà della guerra e seguiamo il
prosieguo del racconto in diretta: "In quel momento, a causa del
contingentamento di tutti i generi alimentari ed in particolare delle materie
prime per la confezione dei dolci, ed in attesa che tale situazione si
normalizzasse, ho trovato impiego nell'allora nascente Ufficio del Lavoro di
Torino. Poi sono passato a reggere gli uffici di collocamento del Lavoro di
Chivasso, Venaria, Ciriè e Lanzo. Nella primavera 1948 viene celebrato il mio
matrimonio con la signorina Maria Mecca, appartenente ad una nota famiglia
lanzese. Normalizzatasi la situazione alimentare, nel settembre dello stesso
anno, rassegno le dimissioni dal predetto ufficio e apro a Lanzo la mia prima
pasticceria con laboratorio. Eravamo in quattro alla produzione e tre alla
vendita".
A Lanzo inizia la sua vita da esperto di laboratorio e di gestione, inserendosi
bene nel tessuto sociale della città e affermandosi nell'ambito commerciale,
politico e culturale.
Ma il suo sogno rimane quello di
tornare nella sua Chivasso e l'occasione giunge nel 1979, quando apre la sua
pasticceria Bertolino, proprio in via Torino, poco distante dalla storica
Confetteria Nazzaro, acquistata frattanto da una banca. All'inizio dell'anno
seguente rileva il brevetto dei nocciolini del Nazzaro, chiudendo così un
cerchio ideale iniziato con il suo apprendistato.
"Dal punto di vista produttivo - sottolinea Bertolino - il maggior cambiamento
l'ho avuto con la mia apertura a Chivasso. Prima, a Lanzo, mi richiedevano
soprattutto paste secche, petit four e torte da forno. Ora era cresciuta la
richiesta di mignon fresche, bignole, chantilly e torte farcite. Ma tutti
finivano per comperare anche i nocciolini. I meridionali stabiliti a Chivasso e
dintorni per lavorare in Lancia e in altre industrie, partendo in ferie
portavano al sud i nocciolini. Se dovevano fare un regalo i clienti offrivano
sempre questi dolcetti. A Natale producevo il panettone con lievito naturale,
come avevo imparato dal prof. Grossi".
Le specialità dolci e salate si fanno più numerose con l'aumento della
clientela, grazie anche alle varie iniziative promozionali ed agli incontri
suscitati soprattutto dagli onnipresenti nocciolini. Nel 1972 la Rai di Torino
invita Bertolino a partecipare in qualità di esperto alla trasmissione
"Colazione a studio sette", condotta da Luigi Veronelli. Nel 1974, per le sue
benemerenze, viene insignito dell'onorificenza di Cavaliere al merito della
Repubblica, cui segue quella di Cav. Uff. nell'82 e, nell'86, Commendatore,
infine nel '90 riceve le insegne di Grande Ufficiale.
Nel '79 la Camera di Commercio di
Torino e Provincia premia la sua attività con la medaglia d'oro, mentre nel '96
riceve il Nocciolino d'oro, premio creato dal Comune per onorare concittadini
insigni.
Si moltiplicano le sue attività
sociali: partecipa alla fondazione della sezione di Chivasso dell'Associazione
Marinai d'Italia, di cui è presidente dal 1981. Dall'82 è Mastro Pasticciere
della Confraternita dël sambajon e dij noasèt.
Dall'85 è socio del Lions Club di
Chivasso. È docente dal 1987 per l'Arte Bianca presso l'Università della terza
età; in occasione del Carnevale accompagna ogni anno la "bela Tolera", maschera
di Chivasso, presso Provincia e Regione a Torino, sempre con nocciolini al
seguito.
La citazione delle numerose benemerenze ed impegni ufficiali non è, nel caso di
Bertolino, una pura formalità e tanto meno indice di vanità, è invece un segno
della dinamica e fattiva esistenza di un personaggio - è il caso di chiamarlo
così - che ha saputo conciliare grande impegno professionale ed apertura
sociale.
Invece di chiudersi nel suo
laboratorio, coronato di successi, ha sempre coltivato la sua naturale
propensione a condividere con concittadini ed amici momenti di vita e attività
di volontariato.
A fine 1990 cede la sua pasticceria alla famiglia Tallia che, dopo alcuni anni,
la trasferisce nei nuovi locali di corso Galileo Ferraris. Sebbene ufficialmente
in pensione, ogni mattina si reca in laboratorio e non cessa mai di allietare
con le sue leccornie le feste delle associazioni delle varie Armi, specie quella
della Marina Militare. Le tornate e gli incontri della Confraternita dël
sambajon e dij noasèt culminano sempre con lo zabaglione preparato in diretta da
Bertolino, accompagnato dai nocciolini di rito.
Terminiamo l'incontro chiedendogli:
Dopo una lunga attività così intensa, provi
sempre soddisfazione nel rimanere all'interno del mondo dolciario artigianale?
"Mi reputo fortunato per aver fatto
un lavoro che mi è sempre piaciuto e mi piace tuttora perchè sono lieto di aver
contribuito a rendere felice tanta gente. Alcuni mesi fa ho avuto modo, per la
prima volta, di seguire in diretta, a Lione, la Coppa del Mondo della
Pasticceria: un'emozione unica, centuplicata dal terzo posto della squadra
italiana di cui faceva parte il giovane e valente chivassese Fabrizio Galla".
Come giudichi i progressi tecnologici?
Si può dire che sono passato dalla lavorazione totalmente manuale (ai miei tempi
agli apprendisti erano affidati compiti come tritare e pestare mandore e
nocciole...) alle più moderne attrezzature. Sono passato dal forno a legna a
quelli elettrici, via via perfezionati.
A Lanzo agli inizi degli anni Cinquanta ho acquistato la mia prima impastatrice
planetaria.I moderni laboratori ora dispongono di ogni sorta di macchine ed
attrezzature d'avanguardia, che agevolano notevolmente il lavoro del
pasticciere; le pareti sono bianche, rilucenti e piastrellate fino al soffitto,
regna l'igiene, molto spesso si lavora con i guanti. C'è un abisso di differenza
rispetto ai miei inizi ed anche ai primi decenni del dopoguerra.
E per quanto concerne la ricetta e la produzione dei nocciolini, quali
cambiamenti ci sono stati?
La ricetta è rimasta invariata da quella iniziale del Podio: è necessario
amalgamare le nocciole Piemonte, tostate al punto giusto, con zucchero e albumi,
creando un impasto che poi veniva immesso in una raffinatrice con cilindri di
porfido. L'impasto veniva poi incrmentato con altro albume per portarlo a
densità colante. Ai tempi del Podio la massa veniva colata con la sac-à-poche
con bocchetta piccola e depositata in gocce minute su carta paglia. Spesso
rifletto su quante prove deve aver fatto Giovanni Podio per giungere a colare i
suoi noasetti su carta paglia e non su teglia, perchè si allargherebbero e
perderebbero le loro fragranti caratteristiche. Già negli anni Trenta, quando ho
iniziato a lavorare da Nazzaro, esisteva una rudimentale colatrice fabbricata da
Maffei, capo officina della ditta Gallo. Ora sono colati a macchina in modo
preciso e veloce.
Dati i tuoi molteplici interessi al di fuori della pasticceria, ricordi qualche
momento di particolare rilievo?
Un momento irripetibile l'ho
vissuto a Cagliari, nel gennaio 2004, in occasione del varo di tre nuove navi
della Marina Militare. La tribuna era piena di autorità, ministri, ammiragli;
dopo le allocuzioni ufficiali e gli inni eseguiti dalla Banda Centrale di Roma,
dall'altoparlante è stato impartito l'ordine: "Mario Bertolino si rechi a poppa
di nave Bettica per la consegna della bandiera di combattimento". Io ero
emozionatissimo e fiero poichè il capitano di Fregata Bettica, medaglia d'oro,
era di origine chivassese ed in quel momento a me e alla nostra associazione
veniva affidato questo alto onore.
Quando è nata la Confraternita dël sambajon e dij noasèt?
La data di origine e il 17 gennaio 1982. In Italia esistono centinaia se non
migliaia di confraternite enogastronomiche, ma la nostra è una delle poche, se
non l'unica, che porta l'insegna di due dolci alimenti e soprattutto del
fragrante nocciolino che è proprio tipico di Chivasso. Fra i nostri scopi
prioritari, c'è quello di dar vita all'accostamento tipico del sambajon e dei
noasèt, ciò che prima era stato fatto occasionale doveva divenire una norma
istituzionale. I nostri interessi si estendono anche alla ricerca delle ricette
semplici e genuine di un tempo, che poi vengono realizzate dagli abili
ristoratori locali. Il primo Gran Maestro è stato il compianto Carlo Bocca,
attualmente la prestigiosa carica è ricoperta da Francesco Lacelli. Il mio
incarico è quello di Mastro Pasticciere.
Progetti per il futuro?
Continuare a
produrre e a diffondere i nocciolini, a seguire l'Associazione Marinai di
Chivasso, la Confraternita, il Lion's e gli altri sodalizi. Mi rallegra molto il
fatto che fra poco il piano terreno della mia casa ospiterà un asilo nido. Tutto
ciò mi fa tenerezza, è bello vedere i bambini giocare, perchè rallegrano la
vita.

Mario Bertolino presenta i fogli dei nocciolini,
subito dopo la cottura, pronti per essere
staccati e confezionati. |

La macchina raffinatrice riduce in purea le
nocciole e lo zucchero, inumiditi con albumi.
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In seguito la massa viene immessa nella
colatrice. A
destra, la colatrice fa scendere tante piccole
gocce sulla carta paglia. |

Qui il comm. Bertolino è con Gianpiero Tallia,
figlio dell'attuale titolare della pasticceria.
Mario Bertolino e
Gianpiero Tallia confezionano i nocciolini. |
E.C.C.
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