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PASSO A DUE: INTERVISTA PARALLELA A FULVIO SCOLARI E PALMIRO BRUSCHI
Un'intervista parallela per
mettere a confronto due generazioni due momenti storici,
ieri e oggi.
Un esperimento reso possibile grazie alla complicità di
Fulvio Scolari e Palmiro Bruschi
Fulvio Scolari e Palmiro Bruschi si incontrano 20 anni
fa: il primo professionista affermato, il secondo
giovane curioso, appena entrato nel mondo del gelato e
desideroso di apprenderne tutti i segreti. In Fulvio
egli trova il "padre professionale" che gli permette di
crescere ed affermarsi. In questi anni il loro rapporto
lavorativo si trasforma in una forte amicizia, fatta di
complicità e di grande rispetto. Sovente Bruschi si
confronta con il Maestro per consigli ed idee, mentre
quest'ultimo si diletta a trafficare nel laboratorio di
Palmiro a Sansepolcro, insegnandogli nuovi modi di amare
e presentare il gelato, e infondendosi vicendevolmente
tanta passione. Fra il serio e il divertito, li mettiamo
a confronto in questa originale intervista a due voci,
in cui emergono due generazioni, due periodi storici e
due modi di interpretare il medesimo mestiere che, alla
fine dei conti, si assomigliano molto.
Qual è la vostra
filosofia lavorativa?
Scolari: Una filosofia basata sulla
ricerca e sulla formazione, perché il prodotto deve
corrispondere alle aspettative della clientela. Una
ricerca quindi anche estetica per predisporre l'occhio
all'assaggio.
Bruschi: Punto alla ricerca, in modo particolare da
quando sono entrato a far parte dell'Accademia della
Gelateria Italiana, ma anche alla semplicità ed alla
chiarezza nella produzione e nella presentazione.
Cosa vi siete
trasmessi l'uno all'altro?
S: Ho sempre lavorato con i giovani e
pensato che l'incontro con loro sia fondamentale. Ecco
perché amo insegnare nelle scuole, scrivere libri ed
articoli, sempre in nome della formazione e per
trasmettere ai giovani l'amore per la nostra attività,
invitandoli a fare un buon prodotto, non dimenticando le
nostre radici, la nostra tradizione e la nostra cultura,
ma con lo sguardo rivolto verso il futuro, che non
dimentica il passato.
B: Fulvio mi ha infuso la voglia di ricercare sempre
qualcosa di innovativo. Con lui ho conosciuto la
lavorazione elegante e classica, ma allo stesso tempo
moderna. E mi ha dimostrato come la semplicità sia
sempre attuale, anche nella decorazione, dove basta un
frutto ben tagliato e disposto per impreziosire una
coppa. E questa è la base dei giochi di colore e del
concetto di naturalità ai quali Fulvio tiene molto, a
ragione.
Cosa vi ha colpito
dell'altra persona?
S: Palmiro mi ha meravigliato per la sua
voglia di imparare e mantenere una propria inclinazione,
guardando sempre avanti. E poi ha sempre coltivato il
nostro rapporto, seguendo diversi miei corsi, chiedendo
consulenze e sollecitandomi con domande ed inviti. Da
qui è nata una forte amicizia e un grande rispetto.
B: Fulvio era già una personalità quando ho frequentato
il primo corso, ma estremamente disponibile all'ascolto
e all'aiuto. Il feeling è stato immediato, anche perché
mi hanno colpito la sua semplicità e la sua umiltà.
L'insegnamento più
importante?
S: Saper amare il proprio lavoro, che non
è solo fatica ma elevazione di capacità e di sviluppo
intellettuale, così da infondere anche il desiderio di
apprendere, ricercare e provare, in modo che la
conoscenza di quello che si fa sia sempre più
approfondita.
B: Fulvio mi ha insegnato a rispettare i colleghi. E a
valorizzare il "dopo gelato", come la presentazione al
piatto e la rivalutazione del semifreddo.
S: Perché io interpretavo il gelato in ristorazione e
quindi la ricerca era imprescindibile. Così come gli
abbinamenti con i vini, direttamente nel gelato. Ad
esempio, in albergo sperimentavamo i primi aperitivi con
gelato alla crema, fragole e spumante.
Ormai troppi si
fregiano del titolo di maestro. Ma cosa significa
"maestro" in questo settore?
S: È una persona che ha accumulato una
grande e seria esperienza ed ha il piacere di
trasmetterla agli altri, apprendendo quindi anche da
loro, conscio che chi dà tanto riceve tanto.
B: È colui che trasmette con semplicità le conoscenze,
aggiornandosi e dando il giusto equilibrio
all'insegnamento. Personaggi come Fulvio ci danno tanto.
Come si può definire
un gelatiere completo?
S: Secondo me per essere completo un
gelatiere deve possedere le conoscenze di base su
materie prime ed attrezzature, conoscere i processi di
trasformazione delle diverse lavorazioni e desiderare di
elaborare prodotti buoni con qualità, sapendoli anche
presentare con cura.
B: È colui che sa preparare un prodotto bello con un
buon gusto, che sviluppa le proprie conoscenze e prova
piacere e passione in ciò che fa, trovando sempre il
giusto equilibrio, anche nelle provocazioni.
E un gelato di
qualità?
S: Lo si distingue per prima cosa
dall'aspetto, quindi sin dalla vaschetta in vetrina, e
poi nel gusto e nella freschezza degli ingredienti
usati.
B: Concordo, e poi deve far venire voglia di un'altra
porzione.
S: In bocca deve risaltare un gusto naturale ed intenso.
Ad esempio il limone deve sapere di limone, senza
lasciare l'aspro o retrogusti spiacevoli nel palato.
B: A me spaventa quando è troppo caldo, perché significa
che c'è qualcosa di esasperato.
S: Eh sì, il gelato deve risultare morbido ma avere
corpo.
B: Anche perché l'effetto saponoso appiattisce i sapori.
S: Penso che non si debba mai abusare dell'offerta di
semilavorati a sfavore della qualità di un buon gelato
artigianale.
Com'è il cliente di
oggi e com'era quello di ieri?
S: Nei grandi alberghi i clienti erano
esigenti, anche se io avevo rari rapporti diretti con
loro, visto che il cameriere faceva da filtro. Diciamo
che c'era un confronto meno costante, ma si doveva
essere sempre pronti ad ogni eventuale richiesta, mentre
oggi in un mercato di largo consumo le eventuali pretese
sono molte meno.
B: Oggi il cliente è informato e deciso, oltre che
attento alla salute; cerca qualità e sa già cosa vuole,
chiedendo anche ingredienti specifici tipo il pistacchio
di Bronte piuttosto che uno generico. Inoltre, accetta
l'innovazione, anche se il grande consumo sta nel
classico.
S: Di certo ai miei tempi non si parlava di calorie o
provenienza dei prodotti, anche se i profumi stagionali
erano i preferiti. Il prodotto doveva essere fresco e
naturalmente più che buono.
Quali personaggi
celebri avete servito?
S: Ho elaborato tanti dessert per persone
importanti, compresi gelati e semifreddi per regnanti,
principi, capi di Stato, artisti e grandi industriali,
dato che in un grande albergo e anche nelle
manifestazioni internazionali incontri con persone
importanti erano cosa abbastanza normale.
B: A Dubai uno sceicco mi portò dei datteri e io, per la
cena, li servii ripieni di gelato al dattero. Così si è
creato un bel rapporto e, ogni volta che torno, ci
vediamo; mi ha addirittura fatto visitare la sua reggia!
I gelati più in voga
ieri e oggi?
S: Nella ristorazione non erano soltanto
le coppe classiche come Pesca Melba, Pera Bella Elena,
Romanof... ma anche i grandi servizi di gelato, come la
Norvégien o l'omelette Surprise, il grande Babà o i
savarin, naturalmente salsati, ripieni di gelato e
decorati, attorno, con frutti di bosco e macedonia
fresca. E poi fragoline con gelato e liquore, frutta
ripiena di gelato, bombe, tantissime torte e tronchetti.
Ma soprattutto i grandi servizi di semifreddo, dove si
era raggiunto un alto livello di qualità e di
presentazione su zoccoli di ghiaccio, con
l'accompagnamento di impegnativi vassoi con al centro
un'alzata, sia in zucchero caramello, pastigliaggio
cioccolato ed altro, completato con cioccolatini,
fruttini, pasticcini alle mandorle, biscotti, lingue di
gatto e altri piccoli dolci. Oggi invece vi è un
preponderante utilizzo di presentazione e guarnizione
con tanta frutta, e naturalmente anche il pistacchio e
qualche novità di gradimento limitato.
B: Oggi troviamo una ricca scelta di contenitori sul
mercato e gli abbinamenti decorativi sono molteplici,
giocando molto con la frutta fresca intagliata e con
salse colorate. Le decorazioni devono essere
commestibili ed assortite.
I gusti più apprezzati
ieri e oggi?
S: Limone, crema, cioccolato, fragola,
nocciola e caffè.
B: Rimangono i gusti classici i più amati.
E i contenitori che si
utilizzano più sovente?
S: Coppe in cristallo da champagne e
piatti semplici, piatti da dessert e i grandi piatti
d'argento. La presentazione doveva per forza strappare
gli applausi degli ospiti. E quindi ci dedicavamo a
decorazioni con meringa, panna, creme, cioccolato e
zabaglione. E avevo un armadio con 50-60 grandi soggetti
in zucchero, cioccolato e pastigliaggio per impreziosire
i banchetti, e aggiornavo questa dispensa costantemente.
B: Oggi ci sono più suppellettili ed accessori, come i
piatti a più altezze.
Qual è il vostro dolce
preferito?
S: Non ne ho uno speciale, poiché vario
fra il vero Saint-Honoré e il vero Montebianco, così
come il millefoglie fresco che è indimenticabile, perchè
mi riportano ai veri sapori naturali, così come il pane
fresco di forno e il grappolo di uva appena staccato
dalla vite.
B: Apprezzo i dolci capaci di trasmettere emozioni, come
un affogato che gioca fra il contrasto caldo, freddo e
cremoso.
E qual è il vostro
cibo prediletto?
S: Amo mangiare del pane croccante con
grappoli d'uva tipo Moscato d'Amburgo.
B: La piadina romagnola e la ribollita di nonna Maria,
entrambe comunque accompagnate da un buon vino.
Quali sono le
attrezzature che vi hanno "cambiato la vita"?
S: Moltissime, oggi si dispone di un
vasto settore di macchine, ma in particolare per il
gelato direi il pastorizzatore e il mantecatore, mentre
per la pasticceria, la sbattitrice, l'impastatrice e i
moderni forni.
B: Da quando ho iniziato il comparto ha fatto passi da
gigante: ciò che più mi ha aiutato è l'abbattitore.
Trovo però che manchi il contatto visivo con le
macchine, poiché l'evoluzione ha permesso grandi
sviluppi, ma si tende a perdere pratica ed esperienza.
Sarei emozionato nel provare una vecchia sorbettiera!
Quali erano/sono i
vostri orari?
S: Ricordo che, quando ero giovane,
finivamo di lavorare alle 23 e si andava con gli amici
in oratorio o a casa di amici ad impastare tagliatelle e
preparare il sugo. Nei miei primi tempi di lavoro le ore
giornaliere non erano mai meno di 12, comprese la
domenica e tutte le feste comandate, e questo per 365
giorni all'anno. Poi le cose sono migliorate, ma dove vi
è un vero impegno le ore di attività sono sempre tante.
B: Quando avevamo il bar-alimentari, assieme a mamma
Giovanna aprivamo alle 6,30 con il servizio delle
colazioni e chiudevamo alle 21. Oggi cambia tutto in
base agli impegni: di solito, essendo un'azienda a
conduzione familiare, ci alterniamo e io sto in
laboratorio con mio figlio Enrico dalle 8,30 alle 12,30,
poi con mia moglie Pina prepariamo le specialità,
anche per la pausa pranzo. Dopo cena e sino alla
chiusura vi è da seguire il servizio ai tavoli.
Quali sono gli
ingredienti che preferite usare?
S: Quelli buoni e naturali! All'epoca,
burro e panna di latteria, non pastorizzati.
B: Mi piace abbinare ingredienti classici ai prodotti
del territorio, dal vinsanto al tabacco o all'olio. La
ricerca per valorizzare il mio territorio.
S: Una volta il tabacco veniva solo masticato dai
vecchi. È incredibile come cambiano le usanze!
B: Eppure l'ho appreso da te, visto che mi hai insegnato
la tecnica dell'infusione!
Quanto è importante il
confronto fra colleghi?
S: Nel settore alberghiero ci si
scambiava ricette e suggerimenti, specie fra i 4-5
pasticcieri presenti nella stessa brigata. E poi c'erano
gli incontri con i colleghi che lavoravano in alberghi
all'estero o che erano in navigazione sulle navi da
crociera. Tanta era la voglia di condividere e scambiare
le varie esperienze di lavoro che, portando ognuno un
bagaglio di esperienze, si poteva ricavare molto di
interessante per il lavoro. Vi furono momenti veramente
efficaci per accrescere conoscenza e professionalità,
come l'insegnamento al Capac. È lì che ho avuto il
piacere di conoscere Teresio Busnelli, Mario Ferri e
tanti altri.E poi, quando avevo due lire, le spendevo in
riviste e libri di settore: tanto ho letto il libro del
Ciocca che ho dovuto rilegarlo in pelle per non
distruggerlo!
B: Ancora oggi la condivisione fra colleghi è
fondamentale. Certo il computer facilita molto, ma deve
essere abbinato ad una cultura di base e alla costante
lettura tecnico-professionale.
Cosa fate per
promuovere il gelato artigianale?
S: Corsi e corsi, sia per professionisti
- giovani o affermati - che per casalinghe. E poi
articoli su riviste professionali e diversi testi, sia
di base che di specializzazione, oltre ad un costante
impegno di fare tutto quanto possibile perchè il gelato
sia fatto buono e sia diffuso.
B: Punto sulla comunicazione e sulla sensibilizzazione
della clientela, organizzando serate e momenti di
degustazione per dimostrare la semplicità, la bontà e la
versatilità del gelato.
Quale altra nazione
sta facendo ricerca sul gelato?
S: Francia.
B: Francia, Germania e Spagna, ma sopratutto dove vi
sono italiani che tengono alta la nostra tradizione.
Ultimamente ho trovato bravi colleghi in Australia.
Entrambi avete
visitato il Giappone per lavoro. Quali sono le vostre
impressioni?
S: Sono stato per la prima volta a Tokyo
nell'81 e mi hanno colpito l'ordine, la tradizione e la
"finta" gentilezza. Molto bello è stato l'incontro con
l'attuale Imperatore: gli ho servito un semifreddo al
Grand Marnier.
B: Anch'io sono rimasto colpito dalla loro cortesia
"obbligata", ma sono anche affascinato dal loro
utilizzare ingredienti speciali, come erbe strane,
gelatine vegetali e tanti altri prodotti che noi
conosciamo poco.
Dove andreste a
lavorare se non in Italia?
S: Aprirei un locale in Australia.
B: L'Asia sta vivendo una forte crescita, così come gli
Emirati Arabi, dove aprirei in un centro commerciale.
Cosa pensate del
gelato in gastronomia?
S: È accettabile, sia come gelato salato
che in abbinamento a piatti della ristorazione. In
particolare apprezzo il gelato all'olio d'oliva.
B: Sono favorevole e infatti da tempo propongo varie
ricette.
L'importante è non
giungere all'esasperazione, vero?
S: L'esasperazione è scoprire che tanta
bellezza di scenografia e di guarnizione, spesso non
porta ad avere un prodotto migliore.
B: In effetti non amo il gelato travestito, come una
drag queen!
S: Ad esempio, penso che voler a tutti i costi gonfiare
il gelato vada a scapito della qualità.
Cosa fareste per
provocare mantenendo la professionalità?
S: Realizzerei dei gelati con verdure e
legumi, perché se fatti bene sono ottimi: zucca,
piselli, pomodori, sedano, fagioli... ideali anche per
le torte.
B: Dopo aver letto del gelato molecolare vorrei essere
capace di inventare anch'io qualcosa di diverso per
affascinare, magari anche sbagliando. Diciamo che non mi
dispiacerebbe essere l'artefice di una nuova scoperta!
S: Ma tu hai già spaziato più volte al di fuori del
tradizionale!
B: È emozionante inventare, tutto ciò che è nuovo e
costruttivo non può che portare conoscenza.
Avete mai provato il
sale?
S: Mai, ma penso che un pizzico sulle
creme ci stia proprio bene.
B: Certo! Il fior di sale è meno salato e non si
scioglie completamente. Dopo aver letto il libro "Come
Musica - Elementi di Pasticceria" di LucaMannori ho
provato ad inserirlo nel cioccolato e olio, comunque lo
prediligo con il fondente.
E le alghe?
S: Come stabilizzanti sì, visto che gli
alginati vanno molto bene; ma non le ho mai usate come
ingrediente.
B: Le ho provate essiccate ad Hong Kong e provocano un
effetto "picchiettante" nel gelato, ma senza un forte
retrogusto. Per rendere ancora più verde un sorbetto al
basilico con pomodoro candito ho provato ad usare le
alghe in mantecazione, frullate ed infuse nello
sciroppo. Trovo però che sia un po' troppo insipida.
S: Ce ne sono tante qualità, ma è vero che si adattano
difficilmente al nostro gusto.
Cosa vedete nel futuro
del settore?
S: Si espanderà e ci saranno le boutique
del gelato in contrapposizione con i supermercati del
gelato. Ormai la nostra gelateria pura tende a
scomparire, anche perché è ormai necessario lavorare
tutto l'anno con l'inevitabile diversificazione
dell'offerta.
B: Effettivamente il cliente ha bisogno di una gamma
diversificata e il monoprodotto è ormai limitante: la
gelateria diventa quindi un po' cioccolateria, bar,
pasticceria, yogurteria e crêperie, in un mix fra gelato
d'asporto e gelato al piatto.
Qual è la vostra
canzone preferita?
S: "Granada" cantata da Claudio Villa, ma
anche qualsiasi pezzo di Domenico Modugno.
B: Amo le canzoni di Claudio Baglioni e Vasco Rossi.
Il libro che più avete
apprezzato?
S: Tanti, visto la grandiosità
dell'offerta. Fra quelli ultimamente letti, "Cristoforo
Colombo" di Taviani, dove la ricerca storica mette a
nudo la grandezza sì del grande navigatore, ma anche la
sua incapacità di governatore a terra, che gli procurò
tante difficoltà e amarezze, oltre alla prigione.
B: Oltre a quelli firmati da Fulvio Scolari, mi
interessa il genere giallo.
Il personaggio della
storia che più vi affascina?
S: Lorenzo il Magnifico, così come San
Domenico, perché tutti e due hanno lavorato per un mondo
nuovo e diverso.
B: Leonardo Da Vinci.
Quali sono i vostri
hobby?
S: Il teatro e le camminate.
B: Il ciclismo.
Una domanda
incrociata: cosa sarebbe potuto diventare secondo voi
l'altro?
S: Palmiro avrebbe potuto essere un bravo
intrattenitore e barzellettiere!
B: Fulvio
non poteva che diventare un maestro. Qualsiasi mestiere
avesse scelto, l'avrebbe fatto con enorme passione e
condivisione.
Cosa dite ai giovani
che vogliono diventare gelatieri?
S: Amate il vostro lavoro!
B: Confrontatevi sempre per crescere e... imparate da
Fulvio!
Perché devi
ringraziare questa professione?
S: Mi ha
dato la possibilità di vivere esperienze piacevoli e di
coltivare tanti rapporti di amicizia.B: Sovente penso:
guarda panna, latte e zucchero dove mi hanno portato! Il
mio essere vivace e poco studioso mi ha portato a ciò
che sono oggi: un felice professionista, che può
viaggiare e conoscere sempre persone e situazioni nuove.
Fulvio Scolari
Nato ad Asola, Mn, nel 1923, inizia giovanissimo a
lavorare, prima in gelateria e poi in salumeria. Dal
1939 al 1958 egli dirige un laboratorio di panetteria e
pasticceria a San Giovanni in Croce, Cr. Dal '58 all'81
lavora per i Grandi Alberghi Italiani, come responsabile
del settore pasticceria-gelateria, prima all'Hotel
Cappelli e all'Excelsior al Lido di Venezia, quindi al
Principe di Savoia di Milano.
Dal 1979, per circa 10 anni, è docente presso scuole
professionali del milanese, compreso il Capac, e poi in
vari centri di perfezionamento, oltre ad essere
dimostratore in Italia e all'estero. Formatore per
eccellenza, predilige l'insegnamento pratico ma non ha
mai trascurato l'apporto teorico e la parola scritta,
indispensabile per l'approfondimento professionale.
Autore di manuali professionali di grande successo,
nonché collaboratore da numerosi anni di questa testata,
Fulvio è sposato con Maria ed ha sei figli e sette
nipoti.
Palmiro Bruschi
Nato nel 1967, è sposato con Pina, che lo stimola e lo
segue nella professione: insieme hanno tre figli,
Enrico, Riccardo e Filippo. Con la famiglia, gestisce la
Gelateria Ghignoni in Sansepolcro (www.ghignoni.it).Ancora
giovanissimo, si rende disponibile come assistente
presso centriprofessionali; nel 1994 si aggiudica il
titolo di 1° Campione Italiano della gelateria e nel '97
entra nell'Accademia della Gelateria Italiana, dove ha
il piacere di conoscere tanti colleghi di tutta Italia.
Con l'iniziativa Bella Italia è diventato "ambasciatore
del gelato artigianale italiano nel mondo", da Melbourne
a Nizza, Hong Kong e Dubai (www.gelatoegelato.it).
Fulvio Scolari
Palmiro Bruschi
Foto Giancarlo Bononi
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