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SEGRETAMENTE ZUCCHERO:
INTERVISTA CON SARETTO PAPPALARDO

Dall’esperienza e dalle ricerche di Saretto Pappalardo, alcune riflessioni sullo zucchero e sul suo impiego nei lavori artistici e non solo.
Il siciliano Saretto Pappalardo è un pioniere dello zucchero e della ricerca in generale. Oltre che serio professionista ed abile dimostratore, da anni sperimenta, produce ed utilizza nuovi tipi di zucchero e di marzapane nel suo laboratorio-stabilimento di Misterbianco, Ct, dove lavora insieme ai figli Carmelo, Alessandro e Piero.
Di seguito riportiamo alcune delle domande poste a Pappalardo, durante una piacevole chiacchierata, nella quale parla di Isomalto e di zucchero in generale. Perché ogni professionista deve capire i prodotti che utilizza ogni giorno, studiandoli nelle loro caratteristiche, anche da un punto di vista scientifico.

Signor Pappalardo, cosa pensa dell’Isomalto?
Si tratta di un sostituto dello zucchero ed è da tempo che lo studio, anche se venti anni fa in Italia era vietato. Trovo che oggi tutti i lavori artistici in zucchero siano molto simili ed è anche colpa dell’Isomalto, perché è un prodotto che va analizzato e capito.

Che cosa intende per “capito”?
L’Isomalto deve essere accoppiato, proprio come fa l’industria, perché da solo non raggiunge la giusta lucidità ed elasticità. E in più bisogna saperlo cuocere, perché spesso ci si brucia le mani, mentre invece ci sono prodotti che permettono di far scendere la temperatura, aumentando quindi la lucentezza. In effetti, con la sola aggiunta dell’acqua il prodotto diventa come calce, poiché si vanno a rompere le molecole in cottura (a 160° C), ovvero si caramellizza e quindi tende a rompersi ed a perdere brillantezza.

E con che cosa deve essere accoppiato?
Con il sorbitolo durante la cottura: è secco ed anidro, non contiene acqua. L’Isomalto si può anche accoppiare con il polidestrosio, anche se più costoso, essendo un glucosio di cristallizzazione. Unendo due molecole si ottengono risultati più brillanti, facilitando la lavorazione artistica, senza aggiungere acqua, la quale sovente porta a rotture dei pezzi, specie durante il trasporto, ed all’opacità dopo solo pochi giorni.

Cosa ne pensa del suo impiego in gelateria?
In commercio esistono linee a base di Isomalto, già preparate. Personalmente sconsiglio la manipolazione “in proprio”, perché si rischiano gravi sbilanciature, che possono rendere il gelato troppo duro e particolarmente lassativo. Per ovviare a tali seri problemi, le aziende produttrici delle basi forniscono il glicerolo già bilanciato, da aggiungere in ebollizione, così da legare l’acqua, in modo che il gelato si mantenga più morbido.


Identikit dell’Isomalto

Si tratta di un succedaneo dello zucchero, l’unico ricavato dallo zucchero di barbabietola. Attraverso un processo a due fasi, i componenti dello zucchero, glucosio e fruttosio, si riuniscono nuovamente in conseguenza dell’immissione di enzimi naturali e dell’arricchimento di idrogeno. Si forma così una nuova sostanza, paragonabile sotto molti aspetti allo zucchero, di cui ha lo stesso sapore e lo stesso aspetto, sostituendolo in un rapporto 1 : 1 e fornendo sia la massa che la corposità.
Come lo zucchero è un carboidrato e non un prodotto chimico di sintesi sul tipo dei dolcificanti acalorici. Attraverso modifiche della struttura chimica, ad esso vengono conferite alcune caratteristiche dietetiche e tecnologiche tali da allargare le sue indicazioni d’impiego a nuove condizioni fisiologiche e ad esigenze tecniche particolari, come maggiore stabilità e resistenza al calore.
Secondo ricerche, sia nei soggetti normali che nei diabetici, l’Isomalto determina insignificanti elevazioni glicemiche ed insulinemiche ed ha un valore calorico ridotto, dell’ordine di due calorie per grammo invece di quattro. Inoltre, è acariogeno, ovvero non favorisce la carie.
Ha uno scarso potere igroscopico, garantendo meno alterazioni provocate dall’umidità, ed è resistente all’idrolisi enzimatica, il che significa meno substrati a disposizione della flora batterica, quindi l’impossibilità di crescita della stessa.
 

Tratto da “Pasticceria Internazionale” n. 176, pag. 127
 

 



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