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ROBERTO RINALDINI: IL
GUSTO DEL NUOVO
Roberto, come ti sei avvicinato al mondo della pasticceria?
Non avendo avuto un padre pasticciere, il mio avvicinamento a questo mondo è
stato casuale, forse dettato dalla mia poca voglia di studiare. A dire il vero,
la mia passione ed il mio sogno erano lo sport da competizione: a 17 anni
giocavo a pallavolo in una squadra di Rimini di serie B, ero stato anche notato
dal Ravenna in serie A1. Frattanto, tra i 15 e i 17 anni, ho frequentato una
scuola per cuochi, dato che la mia famiglia possedeva un hotel - dove oggi sorge
la pasticceria - e non volevo scontentare i miei genitori.
Così
alla mattina frequentavo il corso ed alla sera mi allenavo. Invece quello che
definivo un ripiego è diventato sempre più interessante fino a divenire una
passione, che ha sorpassato la pallavolo. Finito il secondo anno, lavorai per
qualche mese al Grand Hotel di Rimini per poi entrare nella più rinomata
pasticceria di Rimini, Tino.
La propensione per la competizione sportiva ti ha
portato a partecipare a diversi concorsi. Cosa significano per te?
Ho partecipato a diversi concorsi, oltre alla selezione italiana per la Coppa
del Mondo di Lione, che è il mio grande rammarico di questo inizio anno. Il
concorso più bello a cui ho partecipato è stato quello a Parigi, nell'ambito di
Intersuc, non tanto per il premio ricevuto, ma per la grande quantità di
partecipanti e per il livello altissimo delle pièce in gara.
Io preferisco i concorsi in diretta, dove dimostri veramente le tue qualità,
dove sicuramente nessuno può dire che il pezzo non è tuo o che sei stato
aiutato. Per me la sfida è il massimo: faccio sport da quando avevo 4 anni -
prima tennis, poi calcio, pallavolo e beach volley, tutti ad alto livello.
Dunque per me è normale la fatica dell'allenamento, così come la strategia di
gara fino ad arrivare all'alimentazione corretta durante gli ultimi 10 giorni.
Sono meticoloso, a volte ossessivo e per cercare di stupire purtroppo a volte
non mi va sempre bene: se non lo faccio però non mi diverto e tutto il fascino
della gara svanisce.
Chi sono le persone che più ti hanno aiutato nella
crescita professionale?
Non ho avuto un vero maestro a parte mio padre, uno che non mi fa mai un
complimento ma che c'è sempre al mio fianco con un consiglio magari non sempre
giusto, visto che non è pasticciere, ma a volte l'importante è esserci e fare
sentire la propria presenza.
Di pasticcieri a cui devo la mia crescita ce ne sono tanti e da ognuno ho
imparato: il primo è Tino Carlini, che mi ha fatto innamorare di questo
mestiere, di lui ammiro la tenacia e l'attaccamento al lavoro; Mario Morri è la
persona che mi è stata più vicina, come amico, maestro e collega, con lui ho
conosciuto lo zucchero tirato, soffiato e colato. Eliseo Tonti mi allenò per i
Mondiali Juniores, facendomi conoscere il cioccolato dalla A alla Z; di Luigi
Biasetto ammiro le tecniche innovative e l’efficace organizzazione di
produzione, assieme al grande rigore. Infine, Mauro e Rolando Morandin, due
grandi amici, grazie ai quali ho conosciuto preparazioni dimenticate dai più
giovani, ma che secondo me verranno rivalutate, specie in ambienti dove si vuole
che la qualità sia assoluta.
Qual è il personaggio internazionale che più ammiri?
Pierre Hermé ed i fratelli Adrià in
assoluto,
ma soprattutto i francesi per la presentazione e la cura del prodotto, anche se
penso che non sia tutto oro quello che luccica. È per questo che ho deciso di
entrare nell'Ampi, per conoscere soprattutto Iginio Massari e Luca Mannori,
cercando di assorbire il più possibile dalla loro cultura dolciaria.
Qual è la materia con la quale preferisci lavorare?
Non c'è una materia che preferisco. Di sicuro amo variare, perchè a 26 anni non
mi voglio specializzare in una sola cosa.
Quali nuovi ingredienti hai scoperto di recente e
come li impieghi?
Di norma preferisco ingredienti sicuri e di qualità, magari lavorandoli con
metodi diversi e creando strutture alternative. Una delle cose che mi stimolano
di più sono i dessert al piatto, ma soprattutto stuzzicare il cliente nel modo
di farglieli mangiare, cambiando le temperature oppure le consistenze.
Quale attrezzo o tecnica ha modificato il tuo modo
di lavorare?
Il sottovuoto e il cutter sottovuoto.
Qual è il tuo cliente ideale?
Forse non esiste, perchè ognuno come persona ha già tante variabili. Quello che
chiedo io è che
sia un cliente disposto a provare nuove cose, ma soprattutto più attento alla
qualità e non solo al prezzo: so che la crisi è tanta e sono convinto che chi
riuscirà ad avere un’alta qualità ad un costo ragionevole potrà imporsi;
l'importante è che il cliente capisca dov'è la qualità.
Cosa avresti fatto se non il pasticciere?
Non so, mi piace talmente tanto questo lavoro che non saprei rispondere. Forse
l'animatore nei villaggi turistici.
Quali sono i tuoi hobby?
Internet, che forse non è più un hobby, visto che sto preparando un piccolo
commercio on-line. E poi c’è il mio cane Kiba, un chow-chow di 2 anni.
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Quale consiglio daresti ad un
giovane che desidera diventare pasticciere?
Non è facile dare un consiglio, soprattutto se devi spiegare
ad un giovane i sacrifici che comporta questo lavoro, però
posso dire che le soddisfazioni ripagano tutti i sacrifici.
Secondo me è importante lo stimolo del datore di lavoro,
perchè non sempre sono i giovani a non avere voglia di
lavorare, ma sono i datori di lavoro a non avere voglia di
pagare e di “spendersi” per insegnare. Sicuramente
l'esperienza si fa sul campo, anche se non tutti sono
disposti come me a lavorare gratis, pur di imparare di più,
in giro per l'Italia. |
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La piéce in zucchero "New York" con la quale
Roberto si è guadagnato l'ingresso nell'Ampi. |
Hai un sogno?
Sono tenace e testardo e desidero arrivare alla Coppa del Mondo di Lione,
facendo anche una gran bella figura.
M. O.
www.rinaldinipastry.com
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