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Per imparare nuovi modi di gustare il caffè
In visita al Training Centre Lavazza a Settimo Torinese
In una vasta area alle porte di Torino si trova lo stabilimento Lavazza, una
delle realtà produttive di caffè più importanti del mondo, ove ogni giorno
vengono tostate
350
tonnellate di caffè verde, formate le varie miscele, confezionate in
sacchetti sottovuoto o in lattina e spedite alla fitta rete di distributori.
Per trasformarsi in bevanda i chicchi di caffè tostati devono essere
macinati ad un giusto grado di finezza che varia secondo il sistema di
preparazione del caffè. L’espresso, ad esempio, viene preparato con
l’apposita macchina, e per ottenere quell’aspetto inconfondibile, l’intenso
profumo, l’aroma ricco e forte che l’hanno reso uno dei simboli d’Italia in
tutto il mondo, occorre dare vita ad un’alchimia di diversi elementi che
formano il know how Lavazza.

L’obiettivo dell’azienda è quello di essere leader dell'espresso anche nel
mondo, mantenendo salda l’identità di marca italiana di qualità. Tutto ebbe
inizio nel 1895, quando Luigi Lavazza aprì una drogheria in via San Tommaso
10, nel centro di Torino: ancora ora, in quel piccolo punto vendita,
diventato una caffetteria modello, il caffè viene interpretato e servito con
creatività e fantasia.
Per perfezionare e trasmettere la cultura del caffè nasce negli anni Novanta
il Training Centre Lavazza, un laboratorio dove vengono testati i prodotti,
sviluppate nuove ricette e organizzati corsi interamente dedicati alla
formazione professionale sul caffè. Formare per crescere e migliorare,
questo in sintesi quanto avviene in questo luogo frequentato da tutti coloro
che sono interessati ad approfondire le proprie conoscenze su questa bevanda
e le relative tecniche di preparazione con una particolare attenzione
all’espresso, la bevanda che gli italiani hanno trasformato da una semplice
infusione della polvere in acqua calda ad una vera e propria arte. La
formazione è dunque il giusto mezzo per produrre questo piacere e garantire
al consumatore la qualità del caffè in tazzina.
Le caratteristiche di un buon espresso: crema, corpo ed aroma
“Ci piace definirci specialisti del caffè – afferma
Marcello Arcangeli,
responsabile
del Training Centre Lavazza –, ecco perché proponiamo sempre nuove
sperimentazioni e, come esistono le carte dei vini, vogliamo arrivare a
creare la carta dei caffè con chef qualificati che puntano l’attenzione al
gusto”.
Le caratteristiche di un buon espresso sono tre: la crema, il corpo e
l’aroma. La prima è il risultato dell’emulsione tra anidride carbonica e
oli, che avviene all’interno della coppa del porta filtro per l’elevata
pressione; il secondo è la sensazione palatale di pienezza che deriva
dall’emulsione oleosa e dalla presenza di colloidi e di minuscole particelle
in sospensione; l’ultimo è l’intensità dell’espresso dovuta all’alta
concentrazione di aromi in una piccola quantità di bevanda. Proprio
la crema contraddistingue l’espresso dagli altri metodi di preparazione. Il
suo spessore è di circa 3 mm, il suo colore è dato dalla caramellizzazione
degli zuccheri durante il processo di tostatura, mentre la tonalità e
l’intensità sono indice delle qualità dei caffè che compongono la miscela e
dei parametri della macchina.
Fondamentale è la miscela, se l’espresso è preparato utilizzando un 100%
Arabica, sarà caratterizzato da una crema compatta e persistente
dall’intenso color nocciola e da riflessi rossicci e luminosi. Miscele
composte con percentuali di Robusta, meno ricche di oli, presenteranno una
crema più scura, più voluminosa ma con riflessi meno brillanti.
“Per ottenere un buon espresso – confida
Francesco
Viarizzo,
trainer Lavazza, – occorre applicare la regola delle quattro M, ossia la
combinazione di quattro fattori che contribuiscono tutti con lo stesso peso:
miscela, macinatura, macchina e manualità dell’operatore”.
È infatti l’abilità del barista che contribuisce a una giusta macinatura, a
scegliere una miscela di qualità e ad aver cura della macchina, inoltre
l’espresso va servito a regola d’arte. La tazzina dev’essere di forma
tronco-conica per far esaltare le caratteristiche della bevanda e se
preriscaldata a 40°C si assicura una migliore tenuta della crema, ovvero
l’elemento in grado d’intrappolare e concentrare gli aromi.
Attualmente i Training Centre sono 43 in tutto il mondo; la loro mission
è quella di diventare un punto di riferimento istituzionale per la
diffusione della cultura del caffè espresso e l’obiettivo è quello
d’incrementare il grado di fedeltà dei clienti, contribuire all’acquisizione
di nuovi, addestrare la clientela e incrementare le aree di competenza dalla
pianta alla tazzina. L’attività di formazione e addestramento è organizzata
in funzione dell’utenza.
I
nuovi modi di degustazione
Oggi si propone un nuovo modo d’interpretare la caffetteria: con “I Piaceri
del Caffè” Lavazza ambisce a creare nuovi momenti di consumo, ad esempio a
metà pomeriggio con i giovani e innovative preparazioni a base di caffè.
Studio di ricette, preparazioni calde e fredde, per formare una carta delle
specialità che spazia sino al dessert, come nel caso di
èspesso:
il caffè solido nato
dall’espresso in purezza e mutato nella consistenza, un caffè che non si
beve ma si mangia, frutto del contributo tra il team Lavazza e Ferran Adriá,
chef di fama internazionale. Altra specialità nata da questo connubio è il
Passion
me,
la prima bevanda a base di caffè espresso e succo di frutto della passione.
Un punto di forza per cambiare il mondo del caffè mantenendo le
caratteristiche, è ad esempio la
Cookie
Cup,
una tazza snack in pasta frolla rigida con un velo di glassa all’interno che
si scioglie con il caffè e poi si mangia.
Nel
2004 nasce anche la
Coffee
Sphere,
lavorando il caffè con la tecnica della sferificazione di Adriá, declinata
per Lavazza: mettendo il prodotto in una soluzione di cloruro di calcio e
acqua, si ottiene una sfera di caffè che ricorda nella forma e nella
consistenza il tuorlo |