GUSTI D’ESTATE: IL GELATO OMAGGIA LA PIZZA!
Ci
hanno abituato a sorprenderci con le loro gustosissime creazioni, unendo l’arte
dell’alta cucina a quella del gelato artigianale. Loro sono Alberto Marchetti,
maestro gelatiere di Torino, e Igor Macchia, chef stellato de La Credenza di San
Maurizio Canavese (TO).
Tutto è iniziato con il sandwich gelato, poi hanno creato i cannelloni… La loro
è una collaborazione stimolante, creativa, tutta gusto e amore per la buona
cucina! I loro sono tutti “gelati nel piatto”, dessert da servire a la carte
dopo una cena o da gustare in gelateria, alternativa golosa al cono da
passeggio.
Se siete amanti del Made in Italy e non perdete occasione per sperimentare nuovi
sapori, ecco qualcosa che non potete perdere: GELATO ALLA FARINA BONA. Ovvero,
come il gelato fa omaggio alla pizza. Ovviamente in maniera
speciale!!
Farina, prosciutto crudo, parmigiano reggiano, rucola, pomodori secchi, olio di
oliva Pariani, sale maldon, pane grattugiato, origano secco e e ovviamente
gelato, un omaggio al più classico dei nostri piatti, che dimostra ancora una
volta la sua versatilità. Un sapore particolare, intenso, che unisce le note
dolci del gelato alla farina bona al salato dei principi della tavola italiana,
il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto Crudo di Parma.
Un gioco, un divertissement, che lascerà anche i gourmet più esigenti
entusiasti.
Farina Bona è un gusto speciale, unico in Italia, che rimanda ad una farina dal
sapore antico, Farina Bona appunto, una farina della tradizione della valle
Onsernone in Ticino (Svizzera).
Dolce e cremoso, il gusto creato da Marchetti evoca le sensazioni dell’infanzia,
il pop corn preparato da piccoli, il sapore della pannocchia tostata…Le
sensazioni sono soggettive ma una cosa è certa… è un gusto da provare!
La tradizione vuole che all’inizio del 19° secolo arrivò anche a Vergeletto il “ormenton”,
detto anche “Carlon”. Nunzia, la mugnaia del paese, fece col mais quello che da
secoli si faceva con la “seglia”, la segale: prese la padella e sul fuoco, come
per fare le caldarroste, fece tostare i chicchi di mais che allegramente si
misero a scoppiettare ... alcuni mettevano la cresta: da qui il loro nome “ghèl”
– galli ! Manco a dirlo questi ancestrali « popcorn » , letteralmente: « mais
che scoppia » erano apprezzati soprattutto dai bambini che si riempivano le
tasche, un po’ di nascosto, prima di andare a scuola. Con l’obiettivo di
mangiarli solo a ricreazione … A Loco sembra che a iniziare la tradizione della
farina bóna sia stato addirittura il prete del villaggio, Cesare Nottaris,
seguito da un maestro, Giuseppe Rima…
In realtà non si sa bene l’origine di questo prodotto, la cui conoscenza si può
approfondire su sito
www.farinabona.ch
www.albertomarchetti.it